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BIOSCIENZE/ La Bicocca schiera la task force della nanomedicina (anche contro l’Alzheimer)

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Università degli Studi di Milano-Bicocca  Università degli Studi di Milano-Bicocca

Sì, abbiamo anche un’intensa attività in collegamento con i principali centri e istituti di neuroscienze nelle altre università.

Ha accennato alle nanoparticelle per la cura dell’Alzheimer. Di che si tratta?

Personalmente ho coordinato un progetto europeo che è durato cinque anni ed era indirizzato alla ideazione di nanoparticelle per la terapia della malattia di Alzheimer. Il progetto comprendeva 19 partner in tutta Europa e l’abbiamo sviluppato su tre linee, studiando tre tipi di particelle. Devo dire che delle tre, quelle che hanno funzionato sono state quelle uscite dal nostro gruppo in Bicocca, ovviamente in collaborazione con gli altri partner europei.

E che cosa avete trovato?

Abbiano pubblicato da poco due articoli dove si mostra la capacità di queste particelle di rimuovere la placca che induce l’Alzheimer; questo nell’animale transgenico utilizzato per la sperimentazione. La placca è in pratica il peptide di beta-amiloide che si accumula nel cervello ed è ormai chiaro che è questa, anche nell’uomo, la causa della degenerazione. Ciò che ancora non si sa è perché se ne forma così tanto; qualcosa si può dire solo per la forma genetica dell’Alzheimer, ma questa rappresenta solo un 10% dei casi. Noi comunque abbiamo trovato il modo di rimuoverlo. Inoltre abbiamo dimostrato che il trattamento con queste particelle è anche in grado di ripristinare le funzioni cognitive: cioè, topi che perdono la memoria a causa dell’Alzheimer, dopo questo trattamento la recuperano.

Dalla sperimentazione sull’animale poi si passerà all’uomo: quando?

Il passaggio dall’animale all’uomo non è così semplice. Ci sono anche esempi recenti di clinical trial che suscitavano grandi promesse e poi nel passaggio sull’uomo o non hanno funzionato o hanno provocato effetti collaterali inaccettabili. Nel nostro caso dobbiamo affrontare la fase preliminare della certificazione di cui parlavo prima, per attestare la stabilità, la possibilità di produzione su grande scala e così via; ma è una fase molto costosa, si parla di qualche milione di euro. Quando poi si passerà all’uomo ci vorranno altri dieci milioni di euro. L’unico modo per sviluppare tutto questo è creare una spin-off e cercare dei finanziamenti; ed è quello che stiamo facendo.



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