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ROBOTICA/ Un robot "collaborativo" pronto a servirci a Expo 2015

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Il robot YuMi     Il robot YuMi

Durante la prossima EXPO 2015 nel "Supermercato del Futuro" all'interno del Future Food District, alcuni robot "collaborativi" sviluppati da ABB saranno pronti in qualità di commessi a interagire con i visitatori, selezionando i prodotti in base alle informazioni relative alla loro origine, storia e e caratteristiche.

Sono esempi delle nuove possibilità della robotica, concretizzate da una azienda come ABB, che ha installato oltre 200.000 robot industriali nel mondo e ora con l'introduzione di YuMi avvia l’era dei robot collaborativi, aprendo nuove opportunità per una vera e propria interazione tra persone e robot che lavorano insieme in sicurezza.

YuMi è un robot umanoide a doppio braccio, pensato per una nuova era dell’automazione; progettato per l’utilizzo ad esempio nel montaggio di minuteria, in cui gli esseri umani e i robot eseguono congiuntamente le stesse operazioni; il nome YuMi è l’abbreviazione di “you and me”, cioè una collaborazione “tra te e me”.

«Le novità principali di questo robot – ha detto a ilsussidiario.net Steven J. Wyatt, vice presidente e capo del Marketing & Sales della Robotica di ABB - riguardano le modalità con le quali interagisce con l’uomo. Questo è il primo robot che possiamo considerare veramente collaborativo, in quanto ha per sua natura una sicurezza intrinseca: ciò significa che non farà mai del male ai suoi “colleghi” umani».

Ma facciamo un passo indietro e guardiamo il motivo per il quale sono stati sviluppati questi robot. «Nelle grandi fabbriche, in Europa ma anche in Asia, abbiamo un problema di manodopera qualificata per operare sulle linee di assemblaggio: o non se ne trova o si fa fatica a tenerla impegnata con continuità. Molte aziende, soprattutto nell’industria dell’elettronica di consumo, sono quindi interessate a far lavorare dei robot insieme alle persone, per avere così una maggior flessibilità e continuità».

Con i robot tradizionali però ciò non è possibile: sono macchine piuttosto pesanti e veloci che devono agire all’interno di una gabbia o comunque dietro una barriera di sicurezza. «Quello che abbiamo realizzato, con materiali avanzati e innovativi, è un robot che ha le caratteristiche di essere leggero, ha un design che gli consente di svolgere operazioni sofisticate senza essere velocissimo, e soprattutto garantisce di non arrecare danni nel caso di urti accidentali con le persone. Per questi motivi può lavorare fianco a fianco con una persona senza metterne a repentaglio la sicurezza».

La preoccupazione dei progettisti - precisa Wyatt - quindi non era di fare un robot umanoide completo quanto di realizzare un modello che garantisca la sicurezza. C’era comunque anche la preoccupazione di immaginare una forma che avesse qualche richiamo umano: «dovendo affiancare l’uomo, è molto meglio se la macchina ha un aspetto più simile a lui, anche per non creare troppa distanza; ma non è stata la preoccupazione prioritaria».



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