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ENERGIA/ Fattore umano e sicurezza, nel "manifesto" energetico per il 2050

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Abbiamo un database molto affollato di casi del genere; anche se parlando di successo bisogna considerare da quale punto di vista lo si valuta. Se, ad esempio, consideriamo l’aspetto dei trasporti, c’è il caso di Copenhagen: qui l’attenzione è stata focalizzata sull’uso di fonti rinnovabili anche per la mobilità; poi si è progettato organicamente un sistema dei trasporti – il cosiddetto Finger Plan - basato su cinque grandi linee regionali; come pure è stato un forte impulso alle piste ciclabili. In generale, si è trattato di una serie di operazioni che hanno portato ad avere il 98% della popolazione che dista non più di 350 metri da un servizio di trasporti. Ma ci sono anche casi diversi ….

 

Quali?

Cito quello, sempre in Danimarca, dell’isola Samso, tra Copenaghen e lo Jutland, che produce interamente energia rinnovabile e che non solo si autoalimenta ma riesce anche ad esportare energia sulla terraferma. Oppure il caso degli eco-distretti, già molto studiati a livello europeo.

 

E in Italia?

Mi limito a portare l’esempio del Comune di Peccioli, dove già dal 1997 abbiamo un’azienda partecipata che utilizzata è l'interramento controllato dei rifiuti con recupero energetico dal trattamento del biogas.

 

Cosa si può “imparare” da questi casi?

Tengo a far notare che tutti questi casi in sé hanno degli elementi nei quali i nostri ricercatori hanno riscontrato delle lezioni, delle possibilità di apprendimento. Di volta in volta si è visto che è lo spirito personale che ha giocato in positivo; oppure è un’incentivazione del governo, o una spinta dall’alto, tramite una regolamentazione, che poi ha supportato un’iniziativa sul territorio. C’è in tutti un aspetto, che qualcuno ha chiamato “energia cibernetica”, che è la combinazione di comando e controllo: un dinamismo nella relazione tra il soggetto e il sistema di governo, che spesso risulta difficile ma che in questi casi ha trovato la chiave giusta e ha portato al successo dell’iniziativa.

Dal punto di vista sociale, sottolineo che la transizione energetica non deve tradursi tanto in una accettazione forzata quanto piuttosto deve esprimersi come compartecipazione che parte dal basso, da un bisogno avvertito e da un scelta motivata e consapevole da parte degli utenti del servizio stesso.

 

(Michele Orioli)



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