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MARTE/ Sonda MAVEN: un tuffo spericolato nell’atmosfera marziana

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La sonda MAVEN  La sonda MAVEN
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Come si vede, non è una grande differenza: solo 25 chilometri di maggior avvicinamento alla superficie; ma è quanto basta per raggiungere strati di atmosfera marziana dove la densità è dieci volte maggiore alla rispetto a quella che può essere analizzata a 150 chilometri dalla superficie.

Che cosa ha fatto allora MAVEN (o meglio, gli ingegneri che la teleguidavano)? Per i primi tre giorni sono state eseguite una serie di manovre per arrivare alla quota del periapside; manovre delicate, perché bisognava evitare di andare troppo a fondo nell’atmosfera compromettendo l’integrità della sonda: l’atmosfera infatti, pur rarefatta, è comunque abbastanza densa da creare un attrito che potrebbe arrivare a danneggiare la navicella e la strumentazione di bordo. 

In pratica quindi, sono state effettuate tre accensioni differenziate dei razzi motore, che hanno permesso di raggiungere la quota desiderata a piccoli passi e con estrema dolcezza. Poi, durante gli altri cinque giorni, la sonda ha orbitato per circa venti volte a quell’altitudine attorno a Marte, che nel frattempo ruotava su se stesso mentre veniva scandagliato, permettendo una campionatura globale dell’atmosfera sovrastante la sua superficie. Terminata la fase delle misure in profondità, altre due delicate manovre hanno riportato la sonda alla normale posizione che viene mantenuta per le consuete operazioni previste dal programma scientifico.

Adesso inizierà il paziente lavoro di analisi, che occuperò le prossime settimane. I dati raccolti “nel profondo” saranno messi a sistema con quelli raccolti durante le “normali” operazioni di mappatura, in modo da ottenere un’immagine completa dello stato dell’atmosfera marziana e dello processo di deterioramento che la interessa.



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