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BIOLOGIA/ In microgravità i segnali delle piante rallentano

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Masi ci spiega come i due gruppi di risultati siano stati riuniti e si sia operato un confronto del comportamento delle piante a zero g, a 2g e a 5g con quello a 1g. Ne è risultato che a basse gravità ci sono dei processi che rallentano e che sono stati evidenziati registrando una maggiore durata dei potenziali d'azione e una loro minore velocità di propagazione da una cellula all’altra. All’opposto, in ipergravità i potenziali d'azione si sono mostrati di durata inferiore e più veloci.

Quali possono essere le conseguenze di queste scoperte? «Capire come agisce la gravità sulla fisiologia e sulla salute della pianta avrà certo conseguenze importanti per le future esplorazioni planetarie e per le lunghe permanenze nelle stazioni orbitanti, dove si possono coltivare e si coltiveranno organismi vegetali e sarà importante sapere come questi reagiscono alla vita in ambienti così alterati».

Non mancano però anche conseguenze “non spaziali”, «perché con queste ricerche riusciamo a comprendere sempre meglio i meccanismi alla base della generazione dei segnali elettrici, che è un ambito ancora poco esplorato per quanto riguarda i sistemi vegetali e con poche certezze. Da notare che osservazioni molto simili erano state fatte su cellule animali e ciò avvalora la nostra ipotesi che le cellule, indipendentemente dall’organismo, siano accomunate da meccanismi di base che funzionano allo stesso modo».

Questo è comunque l’inizio di una ricerca ed è difficile trarre affermazioni conclusive. «C’è ancora molto da capire e noi proseguiremo le ricerche sperando di poter sfruttare ancora le facilities dei voli parabolici; anche se non è così semplice, non è come condurre esperimenti nel proprio laboratorio…».

Ma non si potrebbe approfittare della Stazione Spaziale Internazionale (ISS) in orbita attorno alla Terra? «Poter sperimentare sulla ISS sarebbe il top; ma lì c’è una lunga lista d’attesa e soprattutto c’è il fatto che i nostri esperimenti richiedo una particolare strumentazione e del personale specializzato che li segua in tutte le loro fasi. Non possiamo chiedere a Samantha e ai suoi colleghi di prepararsi anche su questo e noi non siamo ancora pronti per trasformarci in astronauti».



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