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CASO MAJORANA/ Anatomia di una scomparsa (riconfermata)

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Ettore Majorana (Immagine dal web)  Ettore Majorana (Immagine dal web)
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Ma nella stessa lettera, nel chiudere, aggiunge: «[…] dei quali tutti conserverò un caro ricordo almeno fino alle undici di questa sera e, possibilmente, anche dopo». Vuole far credere che le undici siano l’ora del pensato suicidio; esse sono, invece, banalmente, l’ora della partenza: la nave era prevista partire alle 10 e 30’ di sera, approssimando, o calcolando un ragionevole ritardo, le 10 e 30’ diventano le ore 11. Infine con le ultime parole, «e possibilmente anche dopo», vuole far credere a un estremo omaggio alle speranze della religione, mentre il loro significato, ancora una volta, è quello letterale: e questo lo aggiungiamo noi. Ma si tratta del medesimo gioco al limite dell’ambiguità che la sensibilità di Sciascia ha avvertito.

 

Durante

Perché, si chiede Pirandello, quand’uno pensa di uccidersi, s’immagina morto, non per sè, ma per gli altri? Proseguendo in questi pensieri, Vitangelo Moscarda rinnovella il suo tormento con questa domanda: «Se non sarebbe stato quello il momento di farla finita, non tanto per liberarmi di esso tormento, quanto per fare una bella sorpresa all’invidia che molti mi portavano […]». A Ettore non piace immaginarsi morto, neppure per gli altri. Prima di uscire dall’albergo, prima di salpare, lascia la lettera Alla mia fami - glia: «Ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero. Se volete inchinarvi all’uso, portate pure, ma non per più di tre giorni, qualche segno di lutto»; si tratta di una concessione alla realtà sociale, «ma per non più di tre giorni», i tre giorni del lutto stretto siciliano. «Dopo – semplicemente egli chiede - ricordatemi nei vostri cuori e perdonatemi».

Citare Pirandello nel caso Majorana non è certo una cosa nuova. Ma senza forzare la realtà possiamo immaginare che davvero, su quello stesso comodino ove lascia la lettera alla famiglia, Ettore tenga Schopenhauer, Shakespeare e Pirandello; pure lui siciliano, gloria di Agrigento insieme a Empedocle, così come Bellini, Verga e ora Majorana, sono glorie di Catania.

Ancora non conosciamo il perché della decisione di Majorana, ma le carte ce ne suggeriscono intanto il come. Quante volte Ettore avrà letto, e cosa più suggestiva, visto a teatro, Il fu Mattia Pascal? «Chissà quanti sono con me, nelle mie stesse condizioni, fratelli miei. Si lascia il cappello e la giacca, con una lettera in tasca, sul parapetto d’un ponte, su un fiume e poi, invece di buttarsi giù, si va via tranquillamente in America o altrove». Ed Ettore esegue esattamente, sa che le cose più banali sono le meno credute. Solo che in tasca si mette passaporto e soldi - quei soldi che abbiamo calcolato equivalere ad almeno 5 o 10 mila dollari di oggi - e la lettera la lascia sul comodino.



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