BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

CASO MAJORANA/ Anatomia di una scomparsa (riconfermata)

Pubblicazione:

Ettore Majorana (Immagine dal web)  Ettore Majorana (Immagine dal web)

Ma ormai, col prendere la risoluzione che aveva preso la settimana passata aveva già operato il taglio più difficile. E sa guardare alla propria vicenda con sufficiente distacco da dirne: «Il caso è differente». E neppure dice «il mio caso», si tratta solo di «un caso» differente. Si rende conto che, ormai, una speranza l’ha davvero concretamente lasciata ai famigliari e può quindi proseguire con il suo programma. «Non è altro che questo, epigrafe funeraria, un nome. Conviene ai morti. A chi ha concluso – scrive ancora Pirandello -. Io sono vivo e non concludo. La vita non conclude. E non sa di nomi, la vita […] Tutto fuori, vagabondo […]. Così soltanto io posso vive r e , ormai. Rinascere attimo per attimo. Impedire che il pensiero si metta in me di nuovo a lavo rare, e dentro mi rifaccia il vuoto delle vane costruzioni».

Naturalmente Moscarda non vive sul «piano» di Ettore e forse nemmeno riesce a immaginarlo. Né va dimenticata l’ammonizione di Enrico Fermi: «Con la sua intelligenza, una volta che avesse deciso di scomparire (o di far scomparire il suo cadavere), Majorana ci sarebbe riuscito». Ma vale la pena sentire cosa ha da dire un critico di Pirandello, G. Croci: «Come Mattia Pascal, il morto-vivo dell’omonimo romanzo, Moscarda protagonista di Uno, nessuno e centomila, si trova impegnato in un disperato esperimento: quello di ricostruirsi un’esistenza svincolata dai condizionamenti imposti dalla natura e dalle convenzioni, e di affermare la propria personalità autentica mediante un atto di libera scelta».

Una concreta speranza, con la sua macchinazione, Ettore l’ha ora lasciata alla famiglia. Si che la madre resterà convinta che il figlio non si fosse suicidato e tale convinzione serbò per tutta la vita, tanto da lasciargli la sua parte nel testamento.

 

Dopo

Le testimonianze più serie in nostro possesso suggerirono che Ettore se ne andò davvero «In America o altrove», anzi proprio in Argentina, e nei pressi di Buenos Aires, forse a Rosario o a Santa Fé. Esse sono tre e indipendenti. Dal professor Carlos Rivera, direttore dell’Istituto di fisica dell’Università Cattolica di Santiago del Cile; da Blanca de Mora, vedova dello scrittore Miguel Arturias, premio Nobel 1967 per la letteratura; del direttore della casa editrice Losarda di Buenos Aires. Queste testimonianze, poi confermate, ci sono state segnalate ripetutamente dagli illustri fisici Tullio Regge e Yuval Neeman, dalla nota pittrice Carla Tolomeo e dal critico e scrittore milanese Giancarlo Vigorelli.

Senza affrontare qui il problema del perché di tale scomparsa, concludiamo con le parole dell’italiana Aurora F. Bernardini, critico che opera a San Paolo del Brasile: « L’ipotesi credibile e fondamentata di una sopravvivenza di Majorana è non solo più generosa, ma più rivoluzionaria, o almeno più progressista, del comodistico suicidio […] Scartando il luogo comune secondo il quale il genio dei fisici è precoce e di vita breve, o che un fisico può avere un grande talento nel suo ambito ed essere un imbecille nel resto, stando a quanto si sa di Majorana non rimane che credere che in lui la genialità abbia anticipato la scoperta della sua verità. O della verità tout- court che, Ivan Ilic di Tolstoj, scopre solo prima di morire. Quali sono i momenti veramente vivi della vita? Ognuno ha la sua risposta, quasi sempre in ritardo. Majorana l’avrebbe avuta prima. Sarebbe molto utile, per l’odierna umanità, il suo legato in proposito. Forse ancora più utile, honni soit…, che il suo legato in quanto fisico».



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.