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NANOTECNOLOGIE/ Un invisibile vestito di nanoparticelle anti-UV proteggerà le opere d’arte

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Prototipo di plastica con nanoparticelle per una luce diffusa  Prototipo di plastica con nanoparticelle per una luce diffusa

Attualmente Graftonica sta lavorando su un materiale, non ancora disponibile sul mercato, per il restauro conservativo: «Un materiale che protegge il dipinto dalle radiazioni ultraviolette; possiamo chiamarlo un “vestito anti-UV” per dipinti, in cui le nanoparticelle non modificano colore e luminosità dell’opera sottostante, sono invisibili al nostro occhio, ma fermano i raggi dannosi, una delle principali cause di deterioramento del manto pittorico. È un materiale creato nell’ambito di un progetto di ricerca finanziato dalla Fondazione Cariplo e che ora è protetto da brevetto di proprietà dell’università Bicocca». 

Oltre al restauro, i nanomateriali di Graftonica troverano applicazioni nel campo dell’illuminotecnica e del design: «la luce di un normale Led è puntuale, cioè agisce solo in un punto; il problema invece è poter diffondere la luce nei normali diffusori: con le nano particelle appropriate che abbiamo messo a punto, si può ottenere anche l’effetto diffusivo e quindi migliorare ulteriormente l’impiego dei Led che ormai sono la sorgente luminosa più utilizzata». La start-up milanese ha realizzato soluzioni innovative con la dispersione di nanoparticelle nei polimeri come lastre o blocchi trasparenti con all’interno un materiale che assorbe raggi di luce fredda come quelli di un Led e li trasforma in un’illuminazione calda e diffusa.

Infine, sta sviluppando particelle per la sicurezza alimentare, lavorando nel mondo del packaging, in collaborazione con una grande multinazionale, per cambiare alcune proprietà delle pellicole per uso alimentare: «introduciamo nanoparticelle per risolvere un problema tuttora molto sentito e cioè quello di assicurare l’impermeabilità al passaggio di molecole e particelle che possono danneggiare gli alimenti. Mettiamo le aziende alimentari in grado di migliorare la tenuta degli imballaggi, riducendo di conseguenza gli sprechi». Ci sono anche applicazioni che intervengono nel ciclo del freddo: «stiamo studiando dei sistemi, sempre basati su nanoparticelle, che possono assorbire o rilasciare il calore nel momento giusto, realizzando quindi un sistema intelligente per mantenere la temperatura al livello voluto senza consumo energetico e costi aggiuntivi».

Le idee non mancano e le prospettive sono interessanti: «La parte di ricerca, data la nostra estrazione universitaria, è il punto di partenza ma intendiamo indirizzarla agli sviluppi applicativi. Ci occuperemo quindi di realizzare il primo scale up dei processi, di costruire prototipi derivanti dalle ricerche sui materiali, dell’assistenza tecnico-scientifica su metodologie e strumentazione avanzate e della loro applicazione anche in contesti di produzione e controllo qualità. In realtà, in qualche caso ci stiamo già occupando dello scale up, producendo un masterbatch tramite uno speciale strumento, in pratica un estrusore, nel nostro caso di dimensioni contenute, che produce la matrice dove poi andranno le nanoparticelle».

Stanno anche pensando al possibile impiego delle ormai molto gettonate stampanti 3D:«In un certo senso sono anche loro degli estrusori, che attualmente utilizzano materiali polimerici in commercio ma che noi potremmo integrare con le nanoparticelle creando materiali particolari per determinate funzioni. Seguiamo con interesse gli studi sulle stampanti 3D a getto d’inchiostro, che potrebbero portare alle stampanti intelligenti che utilizzano materiali diversi, superando un attuale limite delle stampanti 3D che è di utilizzare un solo materiale».



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