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GAMBE BIONICHE/ Come funzionano le protesi robotizzate inventate in Italia

Dal sito dell'Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant'Anna Dal sito dell'Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant'Anna

La seconda protesi sperimentata dalla ricerca sulle gambie bioniche è invece la protesi transfemorale motorizzata, che garantisce una serie di movimenti più complessi come ad esempio sedersi, scendere o salire le scale, il tutto in completa autonomia. In questo caso la protesi interagisce con il tutore del bacino: un sistema che è stato definito dai ricercatori dell'Istituto Sant'Anna orto-protesi. La combinazione di tutore e protesi è ciò che consente il salto di qualità nella naturalezza dei movimenti delle persone che hanno subito un'amputazione. Infatti, come spiegano i bioingegneri di Pisa, se la protesi fa solamente le veci dell'arto mancante, è il tutore a garantire il movimento vero e proprio, restituendo elasticità e naturalezza a tutti i principali movimenti del paziente. Il test è stato effettuato su altri quattro pazienti nei mesi scorsi ed anche in questo caso i risultati sono andati ben al di là delle più rosee aspettative. Tutti i pazienti hanno potuto camminare e muoversi agevolmente con questo sistema combinato protesi-tutore. Ancora secondo Vitiello, le gambe bioniche di cui parliamo oggi sono solo il primo di una serie di passi importanti che la ricerca compirà nei prossimi anni e che sono destinati ad ulteriori progressi. I sistemi robotici saranno utilizzati via via su un numero sempre maggiore di pazienti sino a diventare la norma.

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