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GAMBE BIONICHE/ Come funzionano le protesi robotizzate inventate in Italia

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Dal sito dell'Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant'Anna  Dal sito dell'Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant'Anna

GAMBE BIONICHE, COME FUNZIONANO LE PROTESI ROBOTIZZATE INVENTATE IN ITALIA - Le gambe bioniche sono realtà, risultato di un progetto europeo guidato dall'Italia che mira a rivoluzionare il campo delle protesi e le prospettive di coloro che hanno subito amputazioni agli arti inferiori. Il progetto europeo denominato Cyberlegs - finanziato con due milioni e mezzo di euro dalla Commissione Europea e partito nel 2012 sotto la direzione del bioingegnere Maria Chiara Carrozza - è stato condotto sotto il coordinamento dell'Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa. Rappresenta una nuova frontiera della medicina e dell'ingegneria meccanica applicata allo studio degli arti e dei loro movimenti: la grande novità è l'unione tra le tradizionali protesi e i robot inossidabili, una scoperta che permetterà a tutti i pazienti di camminare senza alcuna fatica, come se avessero arti veri e propri. Sinora, come è stato comunicato proprio oggi, già undici persone hanno testato nei mesi scorsi le nuove gambe bioniche presso l'Istituto Don Gnocchi di Firenze.

Nicola Vitiello, coordinatore del progetto Cyberlegs, spiega che sono state messe insieme diverse tecnologie che hanno permesso il raggiungimento di questo traguardo, ovvero ottenere una camminata quanto più naturale possibile. Il sistema è pensato per tutti coloro che hanno avuto l'amputazione di uno degli arti inferiori sopra il ginocchio ed è fatto in modo da ridurre ogni rischio di possibili cadute e in modo da dare la massima regolarità durante la camminata. La ricerca di Cyberlegs si è basata su vari tipi di protesi ed è questo che ha permesso di ottenere gli straordinari risultati di oggi. La prima di queste protesi è il tutore del bacino, che consente la completa flessione ed estensione dell'anca. Il tutore è completamente robotizzato e si trova all'interno di una sorta di zainetto ergonomico. Alimentato a batterie, ha un'autonomia di tre ore, un lasso di tempo di tutto rispetto che consente dunque ai pazienti di affrontare anche camminate al di fuori delle mura domestiche. Vitiello ha spiegato che questo dispositivo fornisce ad ogni passo un surplus di energia, consentendo agli amputati un cammino più fisiologico.



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