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NANOTECNOLOGIE/ Le nuove vernici luminescenti si accendono con l’ossigeno

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Test aerodinamico basato sull’utilizzo di una vernice luminescente  Test aerodinamico basato sull’utilizzo di una vernice luminescente
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La luce emessa dalla vernice infatti può essere rilevata da una fotocamera ed elaborata da appositi software che, ricostruendo l’immagine del modello, permettono di risalire alla pressione di gas in ogni punto della sua superficie. «Nelle zone con accumuli di pressione normalmente la vernice si spegne; nel nostro caso invece si accende. Sono due i vantaggi di avere vernici con questa proprietà. Il primo è che un sensore che, in risposta a uno stimolo, genera un segnale (nel nostro caso la luminescenza) è sempre molto meglio di uno che interrompe un segnale. Il secondo vantaggio riguarda la sensibilità: nelle vernici tradizionali, dal momento in cui si spegne la luminescenza non è più possibile conoscere il valore della pressione; la sonda raggiunge un limite. Un po’, per intenderci, come un termometro che misura da 20 a 100 gradi: se è posto in una zona a zero gradi misurerà sempre 20.

Le nostre vernici, quando la pressione si alza, invece di spegnersi si intensificano e quindi possiamo ottenere misure più accurate della pressione su uno Shuttle o su un satellite o su un aereo che deve raggiungere la stratosfera». Ma ci sono anche applicazioni di uso più comune: come nelle lampadine a basso consumo, che devono avere al loro interno un’atmosfera molto controllata. «Quindi è necessario avere dei sistemi per misurare la pressione in modo molto accurato entro sistemi complessi come può essere il sistema tubolare di una di queste lampadine. Si può pensare allora di introdurre all’interno delle lampadine dei piccoli sensori basati sulla tecnologia che abbiamo ideato e, in fase di collaudo, illuminare la lampadina con raggi UV per controllare l’andamento della pressione».

Mario Gargantini

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