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CHIMICA/ C'è un leone nel futuro delle batterie al litio per l'auto elettrica

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Prototipo di batterie a ioni di litio GREENLion  Prototipo di batterie a ioni di litio GREENLion
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Altro fattore interessante è che il PDVF viene lavorato in un solvente (l’NMP) che oltre al avere un impatto ambientale ha un costo non indifferente: basta considerare che, benché per l’NMP siano previste azioni di recupero e di rivendita a fine processo, il costo dell’acqua distillata utilizzata nel processo proposto da GREENLion è comunque nettamente inferiore.

Quindi gli aspetti ambientali e quelli economici si rafforzano a vicenda in un circolo virtuoso. Ma c’è anche da considerare il tema della sicurezza. «Le batterie al litio attualmente utilizzate, presentano un rischio di incidenti, cioè di accendersi occasionale; un rischio molto basso ma non nullo. Le notizie di incidenti di questo tipo, in una tecnologia così promettente, fanno in breve il giro del mondo: ci sono immagini sul web di esplosioni di PC o di un Boeing 787 messo a terra all'inizio del 2013 per un episodio del genere. I rischi sono minimi ma l’impatto di un incidente è fortissimo». Perciò, nell’ambito del programma GREENLion si è curato molto il fattore sicurezza; e l’aver sostituito i componenti organici con quelli legati a un processo acquoso ha portato anche a un notevole aumento della sicurezza.

Le innovazioni studiate in GREENLion hanno seguito un po’ tutto l’iter che può portare alle nuiove batterie: dallo studio di nuovi materiali, ai processi innovativi per produzione di elettrodi, ai processi di assemblaggio della singola cella, fino al prodotto finito compreso il design che favorisce il riciclaggio e la riduzione dei rifiuti. Nella fase finale è previsto anche il contributo dei partner aziendali, come Volkswagen e Seat, che saranno coinvolti nella valutazione del modulo batteria finale per vedere se soddisfa le specifiche richieste per i veicoli elettrici.

Il programma terminerà nell’ottobre 2015; fra due settimane ci sarà il meeting del 40esimo mese e il meeting successivo sarà quello conclusivo. «Il progetto – conclude Mele –era strutturato in moduli ben studiati all’inizio, con una particolare attenzione all’interattività tra i team di ricerca. Personalmente ho constatato una notevole osmosi fra i tutti i gruppi e posso dire che è stato un bell’esempio di collaborazione tecnico-scientifica fra persone di estrazioni e di expertise completamente diverse».



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