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PLANETOLOGIA/ Un altro asteroide (è il secondo) entra nella "compagnia degli anelli"

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Rappresentazione artistica di un asteroide visto dall’interno di un anello (Credit ESO)  Rappresentazione artistica di un asteroide visto dall’interno di un anello (Credit ESO)

In realtà ne aveva già avanzata l’ipotesi nel 1993 un professore di astronomia planetaria sempre del MIT: James Elliot aveva osservato un occultamento stellare di Chirone (l’occultamento di una stella è un metodo per studiare i corpi lontani) e fatto le prime stime delle sue dimensioni. Elliot aveva anche osservato delle configurazioni simili a getti d'acqua e polvere che sembravano uscire dalla superficie del centauro. Il team della Bosh ha iniziato nel 2010 ad analizzare le orbite di Chirone per individuare esattamente quando il centauro sarebbe passato attraverso la luce di una stella abbastanza brillante da poterla rilevare. L’evento non è di quelli facili da trovare; inoltre dura pochi minuti e basta poco per farselo sfuggire; perciò, quando poi nel 2011 l’occultamento si è verificato ed è stato misurato, gli astronomi del MIT non esitano a parlar di “serendipity”, cioè di scoperta dovuta a una circostanza fortunata e casuale. Analizzando la luce risultante, è stata osservata una situazione non spiegabile se l’asteroide fosse un corpo semplice, senza materiale circostante; i ricercatori hanno osservato strutture simmetriche e sottili vicino agli estremi dell’occultamento stellare: un segno della presenza di materiale come della polvere che blocca una frazione della luce stellare.

A giudicare dai dati ottici, le strutture hanno un’ampiezza di 3 e 7 km rispettivamente e si estendono a circa 300 km dal centro del centauro: sono caratteristiche simili a quelle osservate da Elliot negli anni ‘90. Il team ritiene che possano indicare un sistema di anelli ruotanti attorno all’asteroide: potrebbero essersi formati in conseguenza della disgregazione di un altro asteroide e della susseguente catturata gravitazionale dei suoi detriti da parte di Chirone. Tuttavia ci possono essere altre interpretazioni altrettanto valide. Potrebbe trattarsi di un guscio circolare di gas e polvere; oppure di getti simmetrici di materiale che fuoriescono dalla superficie del centauro. Per avere risposte più sicure si dovranno catturare più occultamenti stellari di Chirone e compiere osservazioni da parte di più osservatori distribuiti su qualche centinaio di chilometri, in modo da poter mappare la geometria anulare. «Certo – dicono al MIT – se dimostreremo che anche Chirone ha davvero un sistema di anelli, si potrà iniziare a pensare che questa configurazione è più comune di quanto si ritenesse; e ciò avrà importanti conseguenze sulle nostre teorie che descrivono la formazione e l’evoluzione dell’intero Sistema Solare».



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