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AMBIENTE / Un mare di microplastiche minaccia i mari (anche il Mediterraneo)

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Questi microframmenti, che nel tempo possono diventare anche di dimensioni inferiori (nanoframmenti), possono arrivare attraverso la catena trofica, fino ai nostri piatti? Le microplastiche impattano pesantemente sul plancton e quindi, a cascata, sugli organismi marini che di esso si nutrono. In particolare, oltre ai piccoli organismi filtratori, anche i grandi cetacei sono minacciati da questi micro-inquinanti. La balenottera comune, uno dei più grandi filtratori al mondo di acqua marina, specie a rischio di estinzione, è risultata contaminata in modo preoccupante dagli “ftalati”, i derivati più nocivi della plastica che hanno la capacità di interferire sulle capacità riproduttive (interferendo con il sistema endocrino). A questi risultati è giunto recentemente uno studio tutto italiano, che ha verificato la presenza di microplastiche nel plancton e nelle balenottere, attraverso analisi tossicologiche effettuate su campioni di grasso sottocutaneo. È assolutamente indiscutibile che molti animali sono a serio rischio di sopravvivenza per colpa dei rifiuti plastici (vedi galleria degli orrori); ma altri, tuttavia, sfruttano la plastica per prosperare come mai era successo nella loro storia recente.

Alcuni animali infatti sembrano non badare minimamente al problema, sfruttando i materiali plastici galleggianti come nuovi substrati adatti a deporre le uova o come sistema di trasporto a basso costo energetico per colonizzare nuovi ambienti (trasporto di specie aliene) aumentando la loro possibilità di successo come singola specie. La realtà è che la plastica, solo per il fatto di essere tale, non sembra essere letale per la maggior parte degli animali e sono ancora pochi gli studi in grado di certificare gli effetti dannosi delle microplastiche Non è del tutto corretto, quindi, affermare che la plastica stia distruggendo ogni forma di vita marina come spesso molti 'ecologisti isterici' tentano di farci credere. È corretto supporre, invece, che la 'plastisfera' questo sesto continente artificiale estremamente esteso e invisibile (l’isola che non c’è) stia alterando l’equilibrio degli ecosistemi e avrà sicuramente un forte impatto sulla biodiversità marina. L’evoluzione del fenomeno deve essere ancora studiata nel dettaglio valutandone con criteri scientifici le reali e specifiche potenzialità di rischio ambientale senza generare inutili scenari eco-catastrofici che forniscono un immagine alterata della situazione dei nostri mari.



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