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IL PUNTO /La conoscenza della natura? Una questione di "relazioni"

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lettera Einstein (infophoto)  lettera Einstein (infophoto)

Ho trovato un’importante lettera di Einstein del 31 maggio 1954, indirizzata al filosofo Erik Gutking, dove, ad un certo punto, si legge: La convinzione profondamente appassionante della presenza di un superiore potere razionale, che si rivela nell’incomprensibile Universo, fonda la mia idea su Dio'… e ancora: 'Chiunque sia veramente impegnato nel lavoro scientifico si convince che le leggi della natura manifestano l’esistenza di uno Spirito immensamente superiore a quello dell’uomo e di fronte al quale, con le nostre modeste facoltà, dobbiamo essere umili'. E così torno alla mia domanda iniziale: che cosa ha prodotto il mio fare lezioni in aula, il mio specializzarmi nel mondo della ricerca, il mio tentativo di costruire una piccola squadra di ricercatori? Rammento che, durante le mie lezioni, la parte più difficile da far comprendere agli studenti consisteva in un concetto base della Geografia, e più esattamente che la Geografia non studia la Terra, come da un secolo a questa parte si cerca di spiegare, ma le relazioni che esistono tra i fenomeni che su di essa accadono.

In un certo senso, la realtà è data solo da un’interazione dinamica tra elementi: conoscere la materia è fondamentale sul piano della fisica e della fenomenologia, ma la conoscenza avviene solo attraverso la comprensione dei legami e dei principi che li esprimono. Allora, perché ho sempre sostenuto con forza questa posizione culturale, peraltro ampiamente condivisa dal mondo degli studiosi di questa disciplina? So che esiste un’attinenza profonda tra il mio essere cristiano, la materia che insegno e le ricerche che svolgo. Solo che ho sempre vissuto la realtà secondo momenti differenti, temporalmente e spazialmente, tanto da non riuscire ad accorgermi che, mentre espongo la mia curiosità sul reale, perdo di vista l’autorevolezza dell’origine della realtà stessa.

'Dov'eri tu quando gettavo le fondamenta della terra? Rispondi, se hai abbastanza conoscenza'. (Giobbe , cap.38).

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