BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

EXTRATERRESTRI/ SETI: l'Italia prende la guida della caccia a ET

Pubblicazione:

Foto: InfoPhoto  Foto: InfoPhoto

Ma anche dal punto di vista strettamente scientifico l’Italia è sempre più protagonista, su almeno due fronti. Il primo è rappresentato dalla crescente diffusione della KLT (Karhunen-Loève Transform), adattata al SETI proprio dai ricercatori italiani, che accrescerà moltissimo le nostre possibilità di successo, giacché, a differenza della classica FFT (Fast Fourier Transform), permetterà entro qualche anno, quando avremo a disposizione strumenti più potenti, di identificare anche i segnali radio non intenzionalmente diretti a noi, come le trasmissioni televisive, che, pur essendo destinate alla comunicazione all’interno del pianeta, inevitabilmente si diffondono anche nello spazio.

Il secondo fronte è il SETI ottico, che cerca possibili segnali laser e che fino a qualche anno fa era monopolio esclusivo di Berkeley. Ora invece viene svolto anche presso il piccolo ma agguerrito osservatorio FOAM13 di Tradate (VA), il cui team, guidato dal presidente Roberto Crippa, era presente al completo a Parigi. Di fronte ai più grandi esperti del mondo, il FOAM13 ha suscitato l’ammirazione di tutti per le capacità dimostrate da quello che in teoria è solo un gruppo di appassionati: basterà notare che il ricevitore è stato “fatto in casa” da Alberto Villa, che fa l’ingegnere elettronico nell’industria, e da Giuseppe Savio che, pur essendo laureato in fisica, di mestiere pilota i canadair dei vigili del fuoco).

Tra l’altro, proprio dal SETI ottico è venuta la novità più importante del congresso, grazie all’astrofisico giapponese Shin-ya Narusawa, che, in analogia a quanto fino ad oggi era stato fatto solo per le frequenze radio, ha per la prima volta studiato le frequenze ottiche su cui è più probabile che possa avvenire un tentativo di comunicazione interstellare di questo tipo, identificandone cinque (per gli esperti e gli appassionati, a 1.06414 µm e 532.1, 393.8, 656.5 e 589.1 nm, in ordine di probabilità decrescente).

Ora la grande sfida sarà riuscire a salvare anche la dimensione interdisciplinare del SETI, che è sempre stata la sua caratteristica più originale e affascinante, giacché si tratta dell’unico caso al mondo di una ricerca di questo livello che ha visto lavorare fianco a fianco per decenni scienziati, filosofi, artisti e perfino teologi in un rapporto di fattiva collaborazione, reciproca stima e spesso anche amicizia. Fino ad oggi a farsene carico erano sempre stati gli uomini e le donne del SETI Institute, ragion per cui negli ultimi anni essa è entrata in crisi insieme a loro: a Parigi è risultato evidente che i soli a poterla ricuperare, per sensibilità, cultura e competenze, siamo ancora una volta noi italiani.

Non sarà facile raccogliere un’eredità così impegnativa, ma ci proveremo. E durante le chiacchierate a tavola (il luogo istituzionalmente deputato alla nascita delle grandi idee) ha già cominciato a delinearsi un certo progetto... Non voglio ancora sbilanciarmi, ma se andrà in porto ne sentirete sicuramente parlare, e non solo su queste pagine.

Tradizionalmente il mio “termometro” in questi meeting è rappresentato dal cattivo caffè americano, debitamente troppo caldo o troppo freddo, che immancabilmente li accompagna: se nonostante tutto ti sembra buono, vuol dire che le cose stanno andando bene. Questa volta mi è parso fantastico.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.