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CERN/ Con Lucio Rossi nella "caverna" di Atlas (che riparte)

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Per capire il Cern bisogna viverci un po'. Dall’esterno si possono conoscere i programmi e i risultati ma il bello è capire da dove vengono, come si raggiungono, come si può arrivare a puntare al premio Nobel o finire sulla copertina di Time, come è accaduto dopo la scoperta del bosone di Higgs a Fabiola Gianotti (che si sta preparando ad assumere la carica di Direttore Generale del grande Centro ginevrino). 

Per arrivare a questi traguardi conta il lavoro scientifico, la preparazione, la genialità; ma contano molto anche le relazioni umane, il clima, la disponibilità personale. E per cogliere queste bisogna andare lì, in quella grande area, parte sopra e parte sottoterra, a cavallo tra Svizzera e Francia; ed entrare in questo villaggio-laboratorio, che nei giorni scorsi ha aperto le porte a ilsussidiario.net

Tre giornate non bastano certo per visitare tutto; ma possono dare la visione di un organismo gigantesco nelle sue strutture e nella sua organizzazione (21 stati membri, 2500 dipendenti e circa 10mila scienziati che vi accedono da tutto il mondo) ma dinamico e aperto alla novità. Potete vedere gente che lavora a tutte le ore, finestre con la luce sempre accesa, gente (in gran parte giovani, l’età media del Cern è 26 anni) che discute animatamente al bar, che è dovunque aggrappata al Pc o che si aggira attorno a macchine enormi confondendosi tra le apparecchiature, i cavi e i display. Ma c’è anche che si dà appuntamento (tramite le tradizionali bacheche, oltre che email e Facebook) per vedere un film o si prepara ad assistere a un concerto di musica classica.

Quello attuale è un momento particolarmente frizzante, come ci hanno detto accogliendoci la stessa Gianotti, il Direttore della ricerca Sergio Bertolucci e Lucio Rossi, coordinatore del progetto High Luminosity LHC, che poi ci accompagnerà nella visita: dopo due anni di sosta, il grande acceleratore LHC, il Large Hadron Collider, è quasi pronto per ripartire per il secondo ciclo di operatività (che qui chiamano in gergo il secondo “run”) che inizierà in questo mese di marzo e durerà tre anni.

Perché viene riavviato? «Perché non basta – dice Rossi – quello che abbiamo scoperto nel 2012. Il bosone di Higgs che abbiamo trovato non si spiega da solo e dobbiamo andare alla ricerca di ulteriori conoscenze per capire perché ha la massa che ha. Una delle spiegazioni più belle, che magari fra un anno potremmo confermare, è quella basata su una teoria detta della supersimmetria, secondo la quale, per dirla in breve, ad ogni particella corrisponde una particella supersimmetrica, molto più massiva. Questa potrebbe anche essere la chiave per rivelare la materia oscura, alla quale fisici e astrofisici stanno intensamente dando la caccia. Potrebbe, non si sa. Ma se così fosse, accadrebbe che il nostro acceleratore, oltre a rivelarci oggetti come il bosone di Higgs, che si era già ipotizzato, riesce a farci vedere anche cose di cui non si poteva immaginare l’esistenza; esattamente come è accaduto a Galileo, che col cannocchiale ha visto i mari della Luna, già noti, e i satelliti di Giove che non sospettava esistessero».



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