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SCENARI/ Come l’Internet delle cose (IoT) sta cambiando l’industria

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Internet of Things  Internet of Things

Qualcuno parla di Terza rivoluzione industriale, altri di Industry 4.0: siamo davvero a una svolta per l’industria?

Negli Stati Uniti si parla di Terza Rivoluzione Industriale, intendendo con questa espressione, secondo la sottolineatura fatta da Jeremy Rifkin, un nuovo modello di sviluppo basato sulle energie rinnovabili, sulla tecnologie dell’idrogeno, sulle smart grid e sulla e-mobility. All’interno di questo paradigma l’Internet of Things si svilupperebbe su tre piani convergenti: Internet dell’Energia, Internet delle Comunicazioni e Internet dei Trasporti. La risposta europea si chiama Industry 4.0. Con questa “etichetta” dal 2011 si indica una strategia industriale hi-tech promossa in origine dal governo tedesco, che ha per obiettivo l’informatizzazione dell’industria manifatturiera ovvero la diffusione della fabbrica intelligente caratterizzata da capacità di adattamento, efficienza, ergonomia. Concretamente esistono già numerosi esempi di fabbriche e reparti R&D in chiave Industry 4.0. Ad esempio lo stabilimento Siemens Electronics di Amberg dove vengono costruiti i PLC Simatic o l’impianto produttivo della Tesla Motors a Fremont, probabilmente la fabbrica più automatizzata del mondo. Anche in Italia, pur con qualche ritardo e deficit di competenze, non mancano segnali interessanti e iniziative condotte da organismi pubblici, incubatori e aggregazioni di imprese. Il settore manifatturiero italiano, con un fatturato superiore ai 900 miliardi di euro, oltre 425 mila imprese e 4 milioni di addetti, in Europa è secondo solo a quello tedesco. Ci sono casi esempi applicativi di eccellenza come portati avanti da Bticino, Luxottica, Beretta, Oviesse, Diesel, Enel e numerose altre aziende.

 

Quali sono le nuove tecnologie messe in campo?

Più che su nuove tecnologie l’IoT sta avanzando sulla spinta di alcuni fattori abilitanti: nuove tipologie di dispositivi connessi, volumi crescenti di dati (Big Data), cloud computing, reti ad alta velocità, mobile app ecc. Ci sono tuttavia una ventina di tecnologie specialistiche dell’informatica e delle comunicazioni attorno a cui si sta giocando il futuro dell’Internet of Things. Vale la pena citarne tre. Il protocollo Bluetooth Low Energy (BLE) ottimizzato per lo scambio di piccole quantità di dati con basso consumo energetico. BLE viene usato soprattutto nella domotica e nei dispositivi indossabili in abbinamento a tablet e smartphone. L’IEEE 802.15.4e è uno standard di comunicazione in grado di incrementare notevolmente l’affidabilità dei collegamenti a radiofrequenza e l’efficienza energetica proprio grazie all'adozione di un particolare meccanismo di accesso multiplo ai dati. E infine Il protocollo internet IPv6 che risponde innanzitutto al problema dello spazio d’indirizzamento. IPv6 prevede 3,4x1038 indirizzi possibili ed è quindi in grado di supportare miliardi di host, scongiurando quindi il pericolo di esaurirne la disponibilità. La progressiva adozione di IPv6 amplificherà notevolmente gli scenari e le possibilità di comunicazione diretta tra le reti di sensori e altre reti IoT o comunque accessibili tramite quest’ultima.



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