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TELESCOPIO HUBBLE/ Macchetto (astrofisico): 25 anni di scienza e bellezza

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Hubble in orbita  Hubble in orbita

Gli altri due?

 Il terzo risultato è la misura della quantità di materia oscura che esiste nell’universo. Sfruttando il metodo della lente gravitazionale, cioè la deformazione dello spazio dovuto alla massa (anche questo il risultato delle teorie di Einstein), si può determinare la quantità di materia totale necessaria per produrre quella deformazione. Le osservazioni di Hubble permettono di vedere dei gruppi di galassie in primo piano e immagini di galassie più lontane deformate dalla massa del gruppo antistante. Quando si misura in dettaglio sia la massa delle galassie nettamente visibili sia la massa totale si osserva che la massa visibile rappresenta solo il 10% della massa totale! In altre parole, la materia oscura rappresenta il 90% del totale della materia dell’universo. Non sappiamo quale sia la natura di questa materia, esistono innumerevoli teorie ma per ora non c’è nessuna che sia credibile o verificabile. Conosciamo veramente solo la natura della materia normale, della quale siamo fatti noi esseri umani, la nostra terra e le stelle e galassie. Tra la materia oscura e l’energia oscura la nostra ignoranza dell’universo, grazie a Hubble, è del 96%! Il quarto risultato è lo studio di pianeti che ruotano attorno ad altre stelle e quello delle loro atmosfere. Osservazioni fatte con telescopi da terra e altri telescopi spaziali, dedicati quasi esclusivamente alla scoperta di nuovi pianeti extra-solari, ha portato il loro numero a più di 2000 e il numero aumenta in continuazione. Di questi però pochissimi possono essere visti direttamente, la loro presenza è dedotta dalle variazioni dell’orbita della loro stella madre dovute all’attrazione gravitazionale della loro pur piccola massa. Le atmosfere dei pianeti che si possono osservare direttamente sono state studiate dal Hubble e questo ha permesso sia determinare che in vari casi c’è l’innegabile presenza di vapore d’acqua, essenziale per lo sviluppo della vita, ma anche di incominciare la ricerca delle bio-segnature, cioè di quei prodotti che dovrebbero essere il risultato di processi di vita nel pianeta.

 

Hubble ha avuto un grande ruolo anche nella comunicazione della scienza verso il grande pubblico, che ha potuto ammirare immagini spettacolari del cosmo: cosa si sente di suggerire, soprattutto agli educatori, perché la reazione di fronte a tali immagini non si limiti a una reazione emotiva passeggera?

Dai primissimi tempi lo Space Telescope Science Institute si è impegnato per comunicare al pubblico non specializzato i risultati di Hubble. Questo sforzo che ha avuto l’appoggio finanziario della Nasa ha fatto sì che il nome Hubble sia ormai noto in tutto il mondo. La prima reazione del pubblico è naturalmente quella di apprezzare la meraviglia e la bellezza dell’universo attraverso le immagini. Ma questo lavoro non si limita alla divulgazione di immagini che possono essere attraenti dal punto di vista estetico. Lo sforzo è quello di usare queste immagini per spiegare in modo semplice e diretto la scienza che si trova dietro l’immagine, sia essa l’esplosione di una supernova, la collisione di due galassie o il motivo della presenza delle migliaia di galassie che si osservano nel Hubble Deep Field, l’immagine delle galassie nell’universo più profonda mai ottenuta fino ad oggi. Insieme a gruppi di insegnanti specializzati delle scuole superiori che si riuniscono ogni anno allo STScI, sfruttando le osservazioni scientifiche più adatte, si lavora per sviluppare mezzi educativi che servono ad illustrare diversi problemi scientifici e che sono poi incorporati nei curriculum di insegnamento delle scuole elementari, medie e superiori. Solo negli Usa questi mezzi educativi sono stati usati in più di 200mila scuole e aiutano maestri e professori ad essere aggiornati con la scienza moderna.



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