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TELESCOPIO HUBBLE/ Fuochi d’artificio galattici per festeggiare il “fotografo” del cosmo

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L’ammasso stellare Westerlund 2. Foto Credit: NASA, ESA, the Hubble Heritage Team (STScI/AURA), A. Nota (ESA/STScI), and the Westerlund 2 Science Team  L’ammasso stellare Westerlund 2. Foto Credit: NASA, ESA, the Hubble Heritage Team (STScI/AURA), A. Nota (ESA/STScI), and the Westerlund 2 Science Team
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Non tutte le frequenze però sono osservabili da terra, a causa degli effetti filtranti dell’atmosfera. I telescopi spaziali quindi rappresentano una nuova possibilità che si è sviluppata negli ultimi decenni del secolo scorso. Hubble, in particolare, ha a bordo una strumentazione scientifica che gli consente di compiere osservazioni, oltre che nella banda ottica, anche nel vicino infrarosso e nell’ultravioletto.

Con questi strumenti ha prodotto un numero impressionante di immagini tra le quali, in vista dell’anniversario, la Nasa e l'Esa (Agenzia Spaziale Europea) hanno organizzato il concorso online “Hubble Mania” per scegliere le sue foto più belle. I voti del pubblico hanno permesso di selezionare 32 finalisti tra i quali poi si è svolto un torneo a eliminatoria per arrivare ai due finalisti che si sono contesi il primato. La vittoria, annunciata il 6 aprile scorso, è andata alla celebre immagine dei cosiddetti "Pilastri della creazione", colonne di gas e polveri nella nebulosa dell'Aquila, che con oltre 17.000 voti ha prevalso sulla enigmatica V838 Monocerotis, una stella variabile della costellazione dell'Unicorno circondata dalla cosiddetta eco luminosa dovuta a un'improvvisa esplosione registrata nel 2002.

Anche per le immagini di questa selezione cosmica vale una considerazione analoga a quella fatta inizialmente: nonostante la disponibilità di informazioni come queste, l’uomo del XXI secolo ha una visione limitata e spesso confusa di come è fatto l’universo a grande scala e di come in esso sono collocate le varie strutture cosmiche e i vari oggetti. Così, può restare ammirato davanti ai "Pilastri della creazione" ma è spaesato se gli si chiede cosa sono, dove sono, da dove arrivano. La rassegna dei 32 finalisti di “Hubble Mania” può essere un’utile occasione per ottenere una panoramica sintetica, in quanto vi sono rappresentate tutte le principali forme presenti nella gerarchia cosmica.

Scorriamole in allontanamento dalla Terra. Troviamo corpi del nostro Sistema Solare: Giove (19), Saturno (22), Marte (29) e la cometa Ison (32). Ci sono poi un po’ di nebulose particolarmente fotogeniche: la NGC 2174, nota come Monkey Head Nebula (4), la Occhio di Gatto (6), le famosissime Testa di Cavallo (9), Orione (11), Carina (12), la nebulosa del Granchio (13) e la Tarantola (18). Ci sono quattro nebulose planetarie, resti di in forma anulare di esplosioni stellari: la NGC 6302 (10), la NGC 5189 (15), la Supernova Remnant 0509 (17), la Ring Nebula (23). Le stelle compaiono o isolate, come la stella variabile RS Puppis (28), o raggruppate in ammassi, come NGC 3603 e NGC 602 o l’ammasso globulare Omega Centauri (25).

Uscendo dalla Via Lattea, entriamo nel regno delle galassie. Anche qui le troviamo isolate, come la pittoresca Sombrero (5), la spirale barrata NGC 1300 (7), le spirali M 83 (20) e NGC 2841 (26). Ma ci sono anche immagini che mostrano un cosmo dinamico, con galassie che interagiscono fino a scontrarsi, come le Arp 273 (3), a 300 milioni di anni luce da noi nella Costellazione Andromeda; o le due sovrapposte alla nostra vista come le 2MASX J00482185 (30). Infine le galassie in gruppo: a partire dal celebre quintetto di Stephan (8), per passare agli ammassi galattici Abell 2744 (21) e Abell 370 (31).

Per concludere con l’immagine più impressionante e suggestiva di tutte, suscitatrice di domande e sull’origine e l’infinitezza del cosmo: l’Hubble Ultra Deep Field, la più profonda immagine dell’Universo mai raccolta nello spettro della luce visibile e recentemente completata con l’aggiunta dell’ultravioletto; una piccola regione nella costellazione della Fornace che contiene circa 10 000 galassie, alcune delle quali risalgono a un periodo tra i 400 e gli 800 milioni di anni dal Big Bang .

Se anche con immagini come queste il venticinquesimo di Hubble potrà contribuire ad aumentare la conoscenza diffusa dell’universo che ci circonda, sarà un Buon Anniversario.



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