BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LEONARDO/ La debolezza del genio che voleva "disegnare" il mondo

Pubblicazione:

Leonardo da Vinci, Diluvio, 1515 ca.  Leonardo da Vinci, Diluvio, 1515 ca.
<< Prima pagina

Molti suoi progetti di questo tipo, anche a causa del livello tecnologico dell’epoca, sono rimasti lettera morta. Prendiamo il caso di uno dei suoi sogni più presenti, caro anche agli antichi: quello di volare. La sua progettualità portava alla costruzione di grandi ali battenti meccaniche mosse solo dalla forza muscolare umana, che però si rivelano non funzionanti: richiedevano un’intensità di movimento non tollerabile da un essere umano. Come pure i suoi strumenti per camminare sull’acqua o per respirare sott’acqua, con i materiali allora disponibili non possono essere altro che sogni. Anche il carro semovente, spesso indicata come la sua “automobile”, è un sistema basato sull’uso di molle che, compresse e poi rilasciate, lo mettono in moto ma – è stato dimostrato – per compiere al massimo tre, quattro metri e poi arrestarsi.

 

Sono però sogni comuni a tanti…

Sì, ed erano già stati esplorati anche da alcuni trattatisti che lui sicuramente ha visto e che esponiamo anche nella mostra. La novità è che nel disegno di Leonardo, molto tecnico e ricco di informazioni, questi strumenti sembrano essere realizzabili; altro però è affermare che funzionassero. Qualche tentativo deve averlo fatto; lo si può intuire anche dalla sua attenzione maniacale nell’indicare e descrivere i materiali da utilizzare: si pensi alla tela sottilissima per l’ala battente o all’indicazione di eseguire certi meccanismi in ferro piuttosto che in bronzo… in ogni caso però, voglio sottolineare che ciò che importa valutando le opere tecniche di Leonardo non sono tanto i singoli risultati pratici conseguiti quanto il metodo messo in atto; e questo rivela una apertura è una carica innovativa straordinaria.

 

Tornando alla visione generale e all’approccio unitario: possiamo dire che si è trattato di un tentativo non riuscito?

Direi un tentativo riuscito a metà. Se da un lato lui desidera e tende all’unità della conoscenza, alla fine di tutta una carriera intuisce anche di non aver avuto gli strumenti necessari per dominare tutti i campi così diversi che ha frequentato. Leonardo ha portato l’unità medievale delle scienze a un punto tale oltre il quale sarebbero occorse delle specializzazioni professionali molto approfondite in ogni settore, che lui non aveva e che nessuno poteva avere. È un momento di fine del Medio Evo e di inizio dell’età moderna. Anche le sue originali ricerche in campo architettonico o idraulico richiederanno dopo di lui approfondimenti specifici: non ci sarà più nessun artista cinquecentesco che assommi in se tutta questa smisurata sete di conoscenza su un così vasto spettro di interessi …

Leonardo intuisce l’unità ma non riesce a darsi le necessarie spiegazioni di molti aspetti e a portar a termine tutto ciò che aveva in mente. Simbolicamente, la mostra si apre con un disegno di paesaggio impostato su una concezione dello spazio misurato e misurabile e si chiude con un disegno della serie dei “diluvi” dove l’uomo non ha più il controllo degli elementi naturali. E citiamo un brano del Codice Arundel dove Leonardo sembra rammaricarsi di aver disperso il suo ingegno in troppi campi, uscendone confuso e indebolito: “Siccome ogni regno in se’ diviso e’ disfatto, così ogni ingegno diviso in diversi studi si confonde e si indebolisce”.

 

Una chiusura in chiave pessimistica?

Sono convinto che lo sia; e in ciò mostra un atteggiamento moderno: quello dello scienziato che intuisce i suoi limiti. La modernità di Leonardo non sta nell’aver inventato l’automobile, il paracadute o l’elicottero ma nella consapevolezza dei propri limiti, dei limiti della stessa scienza e tecnologia.

 

(Mario Gargantini)



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.