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LEONARDO/ La debolezza del genio che voleva "disegnare" il mondo

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Leonardo da Vinci, Diluvio, 1515 ca.  Leonardo da Vinci, Diluvio, 1515 ca.

La gara a individuare le “anticipazioni” della modernità nell’opera di Leonardo ha sempre avuto tanti concorrenti: il genio vinciano è stato visto come precursore di tante conquiste culturali, scientifiche e tecnologiche raggiunte nei secoli successivi ed è una gara che ancora continua.

Forse però l’elemento più interessante della modernità dell’autore della Gioconda non è tanto da cercare in questa o quell’altra idea o invenzione quanto piuttosto in un approccio alla conoscenza che si è sviluppato in una singolare e inaspettata parabola culturale. Il che nulla toglie alla sua grandezza di artista, scienziato, ingegnere; ma che ci restituisce un Leonardo lontano dal mito che in genere lo avvolge e che vizia anche tante rassegne a lui dedicate; un uomo pienamente calato nel suo tempo, stretto tra la nostalgia di un sapere unitario e la consapevolezza dei limiti del nuovo approccio che apriva la strada al boom rinascimentale.

Così ce lo racconta Pietro Marani, curatore insieme a Maria Teresa Fiorio della mostra “Leonardo da Vinci 1452-1519. Il disegno del mondo”, e così potranno incontrarlo i molti previsti visitatori internazionali arrivati a Milano per l’Expo, se avranno l’attenzione di leggere in profondità gli oltre 200 tra disegni (molti), quadri e modelli (pochi) dell’interessante percorso della mostra così come è stata allestita a Palazzo Reale.

 

Professor Marani, perché questo titolo “Il disegno del mondo”?

Senza dubbio c’è una valenza più ampia del semplice riferimento al “disegnare”. Per noi questa espressione significa “progetto” del mondo: è il disegno che Leonardo ha in mente, una sua progettualità del mondo che costruisce via via attraverso tutte le sue espressioni, anche attraverso il disegno. Leonardo non disegna semplicemente quello che vede ma costruisce un’immagine del mondo in accordo con i risultati della sua ricerca conoscitiva.

 

È anche vero che il disegno ha un ruolo importante nella sua visione, e i tanti disegni che avete esposto lo evidenziano bene…

Certamente. Fin dalla prima sezione della mostra indichiamo il disegno come il fondamento della sua ricerca. Quello che lui “vede”, attraverso la sua grande capacità di analisi visiva dei fenomeni, lo trasmette alla mano, come lui stesso dice: “le mani dell’artista sono di tanta eccellenza che in pari tempo generano una proporzionata armonia qual fanno le cose”. Quindi c’e’ un rapporto tra visione, trasposizione nella mente e trasmissione dalla mente alla mano; il disegno per Leonardo è uno strumento, anzi lo strumento, di ricerca; e questo in tutti i campi, dalla pittura alla scienza. È proprio sulla base del disegno che lui fa questi continui confronti e parallelismi tra le varie discipline. Il disegno come strumento di conoscenza gli serve per registrare la realtà ma anche per capirla e per dare una sua interpretazione dei fenomeni; rendendo la schematizzazione del moto dell’acqua, del fuoco, del vento attraverso linee, strutture diagrammatiche che costituiscono il comun denominatore dei suoi risultati artistici e scientifici.

 

Avete cercato, in questa mostra, di ristabilire un’immagine di Leonardo più realistica, diversa da quella spesso mitizzata del grande genio solitario, diversa anche da quella presentata nell’altra grande mostra milanese del 1939?



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