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TERREMOTO NEPAL/ E' colpa dell'India. E non è finita

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Il terremoto nel Nepal (Infophoto)  Il terremoto nel Nepal (Infophoto)

Il movimento di scorrimento della faglia che ha generato questo terremoto è avvenuto su un piano sub orizzontale, con leggera pendenza verso Nord, sollevando il blocco tibetano verso Sud: presumibilmente - dicono i ricercatori di EvK2Cnr - sulla grande linea tettonica chiamata Mht (Main Himalayan Thrust). 

Gli schemi geologici dell’Usgs mostrano come la placca indiana scivoli sotto quella eurasiatica creando l’innalzamento dell’Himalaya: c’è una porzione del contatto tra le placche che rimane ferma per secoli nel periodo inter-sismico e che si muove improvvisamente quando viene superata la resistenza della faglia: in quel momento avviene il terremoto che ristabilisce (momentaneamente) l’equilibrio geologico.

In effetti, l’Himalaya è il risultato della più grande collisione tra placche tettoniche, con la formazione dei monti più alti della Terra. Il sismometro installato nel Laboratorio della Piramide rilevando le onde sismiche, misura il movimento del suolo himalayano indicandone la velocità di spostamento. Tuttora l’Everest cresce di alcuni millimetri ogni anno e il costone roccioso su cui poggia si sposta di 4 cm: dati che evidenziano il movimento della placca tettonica indiana verso il continente asiatico. 

Ora tutta l’attenzione è concentrata sulla possibile prosecuzione del fenomeno sismico. Già nelle prime tre ore dall’inizio del sisma ci sono state 13 repliche (aftershock) con magnitudo stabile al valore 5, che significa che il movimento era pienamente in atto e stava scaricando energia. Nei primi due giorni dal sisma, osservano all’Ingv, gli aftershock sono proseguiti e si sono localizzati tutti a sud-est della scossa principale (verso Kathmandu) in un’area che si estende per circa 160 km.

I danni ingenti della capitale - dicono ancora all’Ingv - sono legati certamente alla notevole energia del terremoto (magnitudo 7.8, cioè dieci volte più forte del terremoto di Reggio Calabria e Messina del 1908) ma anche alla posizione della faglia (che arriva proprio sotto la città) e alla sua scarsa profondità, alla direttività della rottura (verso la capitale) e alle caratteristiche geologiche dell’area (Kathmandu è costruita su sedimenti di un antico lago, che determinano l’amplificazione dello scuotimento sismico).

Le pagine informative dell’Usgs segnalano che, purtroppo, il potenziale sismico dell’area è ancora elevato. Nelle prossime settimane, ci si dovrà aspettare tra i 3 e i 14 terremoti di magnitudo maggiore di 5; l’Usgs stima una probabilità del 54% di avere terremoti di magnitudo maggiore di 6 e del 7% che si verifichi un terremoto di magnitudo maggiore di 7 durante la prima settimana. In seguito, nei prossimi mesi e anni, l’Usgs si aspetta parecchie repliche di magnitudo maggiore di 5, con probabilità significative per gli eventi di magnitudo maggiore di 6. 

Se può consolare, la probabilità che si verifichi una replica più forte dell’evento di magnitudo 7.8 non è nulla, ma è comunque molto bassa (circa 1-2%).



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