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NUTRIRE IL PIANETA/ Coltivare non è solo far crescer le piante

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Nutrire il pianeta  Nutrire il pianeta

Dove si sono verificati questi fatti?

La cosa sorprendente è che, a partire da 12-10000 anni fa, la domesticazione e la coltivazione si sono ripetute indipendentemente in diverse parti del pianeta. L’inizio è avvenuto nella cosiddetta Mezzaluna fertile, un arco che sale da Israele, Siria, Turchia e poi scende verso l’Iraq e l’Iran. Qui sono state ritrovate le tracce più antiche di agricoltura e da qui sorgeranno le grandi civiltà antiche. Ma anche in altre aree il fenomeno si è presto diffuso. In Cina, nel delta dello Yangtze, dove nascerà il futuro impero cinese: le paludi del delta sono l’ambiente ideale per il progenitore del riso moderno e per coltivarlo si è creata la risaia costruendo canali e sbarramenti per l’acqua. Più a nord invece, nelle valli del Fiume Giallo, c’è la patria del miglio; e poi anche la soia, la melanzana, il pesco e tante altre piante che oggi usiamo. Nel continente americano la grande foresta amazzonica divide i domesticatori del mais, dei fagioli e delle zucche, le tre sorelle dei contadini Maya, dal popolo quechua, il futuro fondatore dell’impero Inca, domesticatore e coltivatore di patata, quinoa, oca (l’Oxalis tuberosa) e pomodoro.

 

Dopo questi promettenti inizi?

Si può dire che l’impegno dell’uomo per rendere meno aleatorio il proprio cibo non si sia più fermato: è stato un susseguirsi di innovazioni che hanno rivoluzionato la produzione di cibo, rimodellato il paesaggio, generato nuovi assetti sociali. I primi suoli utilizzati per la coltivazione sono quelli delle antiche praterie e il contadino doveva ''rompere'' il terreno affinché la semente potesse germogliare. L’invenzione dell’aratro trainato da animali domesticati predispone il terreno a ricevere il seme e a ricoprirlo e, con la semina in file diritte e parallele, consente l’estensione e la piena valorizzazione delle superfici coltivate. Ma ci sono stati altri problemi da risolvere e soluzioni da inventare: mantenere la fertilità del terreno con il maggese, la rotazione, la concimazione e con i fertilizzanti moderni, raccogliere in modo efficiente la messe, ripulirla, proteggerla dai nemici (muffe, roditori ecc.) e conservarla nei granai per sopperire alle annate magre.

 

Quindi mettere in atto una sorta di politica agricola?

Sì, direi una vera politica, che pensi al bene del popolo non solo per l’oggi ma anche per il domani. Mettendo in campo tutte le possibili idee e soluzioni. Si pensi al problema degli infestanti. Le piante domesticate, proprio perché non più selvatiche, non sono in grado di proteggersi da sole da virus, batteri, funghi, insetti o competere con le erbe infestanti. Ciò era ben chiaro agli antichi coltivatori che inventarono una serie di tecniche per proteggere, curare, ''allevare'' le piante, badando all’aspetto produttivo e anche a quello estetico. Sono nati così l’innesto e l’ordinato posizionamento degli alberi nel frutteto per migliorare la ''cattura'' della luce. E quando serve, bisogna agire per combattere le malattie. Già i Sumeri usavano lo zolfo per combattere gli insetti dannosi.



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