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NUTRIRE IL PIANETA/ Coltivare non è solo far crescer le piante

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Nutrire il pianeta  Nutrire il pianeta

Che dire del problema dell’acqua?

Il problema dei problemi, oggi e allora, è sempre quello dell’acqua: senza acqua o con troppa acqua non c’è raccolto. E proprio l’accesso all’acqua è stato ed è causa di infiniti conflitti. Ma anche di soluzioni esemplari e durevoli. Come quella dei monaci benedettini che, in un periodo storico dove l'Europa veniva messa a ferro e fuoco dalle invasioni barbariche, ricominciarono a costruire, ponendo le basi per quella che sarebbe diventata l'attuale Europa. E allora la palude venne bonificata, si inventarono le marcite e i campi diventarono fertili.

 

In questo lungo cammino non sono mancate le difficoltà e gli insuccessi…

 Ci sono state anche catastrofi causate dall’imprudenza dell’uomo; come la diffusione della monocultura della patata in Irlanda, che ha dato ampie opportunità alla peronospora di distruggere i raccolti, causando centinaia di migliaia di morti per fame. È una battaglia senza fine, se ne avrà un’eco anche durante questi mesi di Expo. Una battaglia che si deve però combattere utilizzando tutte le risorse a nostra disposizione, consapevoli che ogni progresso tecno-scientifico può comportare un contraltare problematico con cui fare i conti.

 

L’invenzione dell’agricoltura è stata il cuore della rivoluzione neolitica; ma dodicimila anni dopo, c’è stato un altro passaggio epocale: la ''rivoluzione verde''. Come è avvenuta?

A cavallo tra il XIX e il XX secolo, sulle orme dell’abate Gregorio Mendel, fondatore della genetica, e di uomini come il nostro Nazareno Strampelli, il russo Nikolaj Vavilov, l’americano Norman Borlaugh e molti altri scienziati, sono state poste le basi teoriche e pratiche per aumentare drasticamente le produttività agricole. Nascono i frumenti a taglia bassa che sopportano elevate dosi di fertilizzanti azotati e fanno aumentare la produzione da 10 quintali agli attuali 60-70 quintali ettaro. Si trovano varietà geneticamente resistenti a malattie come la ruggine bruna del frumento, che nelle annate più sfavorevoli arrivava a distruggere più della metà del raccolto. E inizia l’era degli ibridi, che nel mais ha permesso di incrementare la produzione dai circa 30 quintali/ettaro degli anni 50 del secolo scorso, agli attuali 90-100 quintali/ettaro.



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