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NUTRIRE IL PIANETA/ Coltivare non è solo far crescer le piante

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Nutrire il pianeta  Nutrire il pianeta

E domani? Cosa possiamo fare per ''Nutrire il Pianeta''?

Le previsioni demografiche dicono che la popolazione mondiale crescerà di 2 miliardi di uomini nei prossimi due decenni. Ci sarà cibo per tutti? Cosa possiamo e dobbiamo fare? Ci sono opzioni che è meglio evitare, come aumentare la superfice coltivata a spese di boschi e praterie. Possiamo ridurre il consumo di calorie e di carne nei paesi che più ne fanno uso. C’è poi la questione degli sprechi e delle perdite: nei paesi ricchi circa il 30% dei prodotti alimentari viene sprecato (lungo la catena di distribuzione, nelle mense e in casa), mentre nei paesi poveri, un’aliquota consistente di derrate alimentari si perde nel campo e nei granai a causa di predatori e cattive condizioni di immagazzinamento. Possiamo lavorare per incrementare la produttività, mediante i tradizionali procedimenti di incrocio e selezione, ma anche attraverso nuove tecniche fra cui l’ingegneria genetica che permette di dotare le piante di caratteri vantaggiosi con maggior precisione e tempi ridotti rispetto al passato.

 

Accennando a questi temi, Papa Francesco ha detto (5-6-2013): ''stiamo veramente coltivando e custodendo il creato? Oppure lo stiamo sfruttando e trascurando? … Coltivare e custodire il creato è un’indicazione di Dio data non solo all’inizio della storia, ma a ciascuno di noi''. Cosa significa per lei?

Penso che se non interpretiamo la natura secondo una direzione, un fine, viene a mancare il criterio adeguato cui commisurare le nostre azioni; perché la realtà è sempre commistione di sensato e insensato e anche il progresso tecnologico produce un misto di bene e male. Ma la consapevolezza dei problemi non può tradursi in rinuncia all’operatività: l’uomo è provocato continuamente ad agire, a rispondere ai bisogni esprimendo le sue facoltà di comprensione, di decisione, di costruzione. Occorre ricordare il significato di ''coltivare'', che non è solo quello di far crescere le piante, ma anche ''aver cura, rispetto, prestare servizio, rendere culto'', cioè in fondo stabilire un rapporto di mutua dipendenza dell’uomo con la terra che lo ospita: non dominatore, né casuale inquilino, ma ''coltivatore''. E su questa base riscoprire il concetto di temperanza - rinunciare a qualcosa in nome di un valore più grande - base di ogni corretto rapporto tra uomo e uomo, tra uomo e ambiente. Così, consapevoli dei nostri limiti, possiamo ugualmente essere fiduciosi e positivi, proprio perché siamo eredi di un’esperienza millenaria che ha saputo leggere con umiltà e attenzione i segni che la natura ci invia e la ragione ci fa comprendere.



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