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EVENTI/ Andare nello spazio per sostenere la Terra

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Deserto del Sahara, Oasi di El Oued (Algeria): abitazioni (sulla destra), irrigazioni a pivot (in alto a sinistra), coltivazioni di palme da dattero (forme poligonali).  Credito: ASI, COSMO-SkyMed, e-Geos  Deserto del Sahara, Oasi di El Oued (Algeria): abitazioni (sulla destra), irrigazioni a pivot (in alto a sinistra), coltivazioni di palme da dattero (forme poligonali). Credito: ASI, COSMO-SkyMed, e-Geos
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Le foreste sono anche riserve di acqua, contrastano l’erosione del suolo e contribuiscono a regolare le temperature estreme. Permane però la minaccia della deforestazione: è un processo che sta rallentando ma resta ancora a livelli molto alti: si stima una deforestazione di circa 13 milioni di ettari all’anno, di cui la maggior parte interessa le foreste tropicali, che ospitano la biodiversità più ricca; da notare che le foreste pluviali una volta tagliate non tornano più al loro stato originale. Anche qui i satelliti di osservazione della Terra sono quanto mai utili per monitorare i cambiamenti e la salute delle foreste e possono contribuire alla loro protezione e a un loro uso sostenibile; possono anche rilevare disboscamenti e depositi di legname illegali.

C’è poi il grande discorso dell’agricoltura. Qui i satelliti di osservazione della Terra contribuiscono allo sviluppo di produzioni agricole sostenibili, fornendo mappature e classificazioni del terreno e monitorandone i cambiamenti. Infatti i satelliti possono monitorare l’uso delle risorse idriche, di fertilizzanti e pesticidi e contribuire alle previsioni relative alla produzione, al rendimento e alla qualità delle colture: tutte informazioni utili per la pianificazione economica e per la garanzia di scorte alimentari. Non è difficile, scorrendo le spettacolari immagini della mostra, le gigantografie e i pannelli retroilluminati, far emergere due parole che sintetizzano i caratteri della Terra, così come le osservazioni dal cielo ce la presentano: bellezza e fragilità.

È bella l’immagine del fiume Juruà che si insinua nella foresta pluviale fotografata dal satellite Landsat e parte di quel 60% della foresta pluviale originaria ancora esistente nel Bacino dell’Amazzonia. Come pure ha la sua bellezza quello scorcio di Pianura Padana ripreso dal Cosmo-SkyMed dove risaie, uliveti e vigne modellano il paesaggio italiano con una fusione armoniosa di linee e colori. Sono segni di fragilità quelli registrati dal Sentinel-1 che ha ripreso un braccio ghiacciato della Penisola Antartica dove un riscaldamento atmosferico eccezionale ha causato la ritirata e lo sgretolamento di numerosi ghiacciai che hanno prodotto enormi iceberg. Ma è altrettanto fragile, pur nella sua grandiosità avveniristica, la “Perla del Qatar”, l’isola artificiale a forma appunto di perla, con baie circolari e grattacieli, in costruzione al largo della costa della capitale Doha, fotografata dal satellite SPOT-6; una volta completata, ospiterà una popolazione di 45.000 abitanti.

Il binomio bellezza-fragilità può essere letto in modo dualistico, contrapponendo una bellezza opera della natura a una fragilità dovuta all’intervento umano; ma è una lettura parziale: c’è tanta bellezza prodotta dall’opera dell’uomo e tante situazioni naturalmente fragili. Il modo migliore per apprezzare tutte queste immagini, sarà allora quello di mettere proprio l’uomo al centro del binomio: un uomo che è custode della bellezza del creato e che responsabilmente mette in campo tutte le sue risorse creative per proteggere e rafforzare gli ambienti dove vive e dove vivranno le generazioni future.



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