BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

GHIACCIAI/ Check-up completo per il cuore freddo delle Alpi

Pubblicazione:

Ghiacciai del Gruppo Ortles Cevedale. I perimetri glaciali sono stati delineati sulla base dell’ortofoto 2007 (CGR-BLOM, Flight Terraitaly IT2000)  Ghiacciai del Gruppo Ortles Cevedale. I perimetri glaciali sono stati delineati sulla base dell’ortofoto 2007 (CGR-BLOM, Flight Terraitaly IT2000)
<< Prima pagina

I ghiacciai di area maggiore di 1 km2 sono invece solo il 9,4 % del numero totale, ma coprono una superficie del 67,8 %. I ghiacciai di maggiori dimensioni (superiori ai 10 km2) sono tre: il Ghiacciaio dei Forni (11,36 km2) in Lombardia, il Ghiacciaio dell’Adamello (16,44 km2) in Lombardia e Trentino e il Ghiacciaio del Miage (10,47 km2) in Valle d’Aosta. Questi tre apparati glaciali, i più estesi delle Alpi Italiane, rappresentano da soli il 10,3 % dell’intera area glaciale nazionale. «Questa distribuzione dimensionale che vede la prevalenza numerica dei piccoli ghiacciai, trova riscontro anche a livello di classificazione tipologica. Solo 25 dei ghiacciai italiani (2,8 % del totale numerico) sono infatti classificabili come “vallivi” (ndr: ghiacciaio costituito da una bacino di accumulo ben definito dal quale si origina una lingua che scorre in una valle), mentre la quasi totalità si può classificare come “montano” (ndr: ghiacciaio, anche di notevoli dimensioni, che non sviluppa una lingua valliva e che è collocato su versanti montuosi) e “glacionevato” (ndr: indicato nella letteratura internazionale come glacieret, è una massa di ghiaccio di forma indefinita e di limitata estensione, ospitata in concavità montuosa, caratterizzato da flusso molto lento o del tutto assente)».

Facendo un confronto con il precedente catasto nazionale dei ghiacciai, ultimato alla fine degli anni ’50, Diolaiuti nota come il numero dei ghiacciai sia oggi aumentato, passando da 835 a 903. «Quella che può apparentemente sembrare una contraddizione, in realtà non lo è proprio perché l’incremento numerico è da riportare ad una intensa frammentazione delle unità glaciali preesistenti. La superficie glaciale ha infatti registrato una perdita del 30% (157 km2), confrontabile all’area del Lago di Como, passando da 527 km² agli attuali 369,90 km² (circa 3 km² persi all’anno). I ghiacciai italiani sono dunque numerosi, frammentati e di piccole dimensioni». Fra le singole Regioni e Province le variazioni areali risultano molto diversificate: si passa infatti dalla riduzione di metà o quasi della superficie per Friuli, Piemonte e Veneto alla perdita di un quinto della superficie per il glacialismo lombardo (il cui valore sembra però sottostimato a causa di inaccuratezze nei dati catastali di mezzo secolo fa).

Per quanto riguarda i metodi e le fonti utilizzati dai ricercatori della Statale per produrre il Nuovo Catasto, lo strumento di base per l’individuazione e la delimitazione dei corpi glaciali sono state le ortofoto messe cortesemente a disposizione per consultazione dalle strutture regionali e provinciali di pertinenza. «Le ortofoto utilizzate derivano da foto aree a grande scala, con limitata o assente copertura nuvolosa, riprese prevalentemente nel periodo estivo e tardo estivo quando la copertura nevosa sui ghiacciai è ridotta e il ghiaccio esposto è ben visibile e mappabile». Il Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani è disponibile sia in versione cartacea (oltre 400 pagine tutte a colori con foto, tabelle, grafici e testi in italiano e in inglese per permetterne la fruizione da parte di tutti i cittadini alpini europei ) che digitale.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >