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GHIACCIAI/ Check-up completo per il cuore freddo delle Alpi

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Ghiacciai del Gruppo Ortles Cevedale. I perimetri glaciali sono stati delineati sulla base dell’ortofoto 2007 (CGR-BLOM, Flight Terraitaly IT2000)  Ghiacciai del Gruppo Ortles Cevedale. I perimetri glaciali sono stati delineati sulla base dell’ortofoto 2007 (CGR-BLOM, Flight Terraitaly IT2000)

«Dal 7 maggio scorso gli italiani hanno uno strumento nuovo, aggiornato e di facile utilizzo per conoscere il “cuore freddo delle nostre montagne” e gestire meglio la risorsa idrica derivante». Lo dice presentando il “Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani”, del quale è curatrice insieme al professor Claudio Smiraglia: un progetto realizzato dal Gruppo di Ricerca Glaciologia del Dipartimento di Scienze della Terra “A. Desio” dell’Università degli Studi di Milano, sviluppato grazie alla collaborazione pluriennale tra questa Università, Sanpellegrino Spa brand - Levissima e l’Associazione Riconosciuta EvK2Cnr.

Il Nuovo Catasto illustra lo stato del glacialismo italiano a 60 anni dall’ultimo atlante nazionale (edito tra il 1959 e il 1962 dal Comitato Glaciologico Italiano in collaborazione col Cnr) e fornisce una fotografia dettagliata di dimensioni, distribuzione e stato di salute dei corpi glaciali presenti sulle nostre montagne. Dall’opera emerge anche l’evidente importanza dei ghiacciai come risorsa idrica, energetica, turistica, paesaggistica oltre che come testimonianza tangibile delle trasformazioni climatiche in atto.

Il Progetto è stato ideato dai ricercatori della Statale per rispondere ad alcune domande fondamentali per una corretta gestione della montagna italiana: quanti sono oggi i ghiacciai del nostro paese? Qual è l’estensione attuale del “cuore freddo” delle Alpi? Quanto intenso è stato l’impatto del cambiamento climatico su questa preziosa risorsa idrica? «Solo uno studio a carattere sovra regionale – afferma ancora Diolaiuti - basato sulle più moderne tecniche di remote sensing (ndr: espressione inglese che indica il telerilevamento, disciplina che attraverso analisi di foto aeree e immagini satellitari fornisce cartografia ed estrae dati territoriali) e analisi d’immagine e supportato dai maggiori conoscitori del territorio, ovvero da chi i ghiacciai li studia con passione da sempre, da chi il territorio montano lo amministra e da chi nell’ambiente di alta quota vive, può portare ad una risposta aggiornata, realistica, esaustiva e completa.

A questa risposta è stato finalizzato tutto il lavoro sintetizzato nel Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani che è disponibile anche in maggiore dettaglio (banca dati completa e sito web GIS) e open source sui siti web dedicati che sono stati sviluppati da Sanpellegrino Spa e dall’Associazione EvK2CNR».

La realizzazione del Nuovo Catasto è stata resa possibile anche grazie al prezioso contributo scientifico del Comitato Glaciologico Italiano, al coinvolgimento di numerose amministrazioni ed enti regionali e provinciali e di vari associazioni culturali di esperti del settore. Il progetto ha inoltre ricevuto il patrocinio del World Glacier Monitoring Service di Zurigo, ente che cura il World Glacier Inventory, il Catasto Mondiale dei Ghiacciai, alle cui linee guida gli autori si sono riferiti per tutte le fasi tecniche di raccolta ed elaborazione dei dati. Ma quali sono i dati più significativi che il Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani evidenzia? «Nel Nuovo Catasto risultano censiti 903 apparati (compresi i due piccoli corpi glaciali appenninici che costituiscono il noto Calderone), con una distribuzione che interessa tutti i settori della catena Alpina, dalle Marittime alle Giulie, a fronte di un totale alpino europeo di 3770 apparati. L’estensione areale complessiva italiana è pari a circa un quinto dell’intero glacialismo alpino. La superficie complessiva dei nostri ghiacciai risulta infatti di 369,90 km2, valore importante se confrontato con quella degli apparati dell’intera catena (2050 km2).



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