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INNOVAZIONI/ Una goccia di plastica e il cellulare diventa un microscopio

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Evidentemente un dispositivo di questo tipo non presenta le stesse caratteristiche di stabilità e flessibilità d’uso di un microscopio commerciale. La messa a fuoco dell’immagine deve essere effettuata modificando per tentativi la distanza del cellulare dall’oggetto, la stabilità dell’immagine ingrandita dipende dalla capacità di mantenere fermo il telefonino durante l’osservazione, la lente addizionale può facilmente deteriorarsi durante la fase di rimozione a causa della scarsa resistenza del materiale polimerico ecc. Tuttavia, notevoli sono anche i vantaggi che questo nuovo dispositivo è in grado di offrire. Innanzi tutto i costi: un normale microscopio da ricerca, infatti, può essere acquistato a un prezzo che si aggira attorno ai 10.000 euro, mentre il costo di una lente in PDMS dovrebbe essere all’incirca di 3 centesimi di euro, se prodotta in grosse quantità.

Certo, non si tratterebbe dello stesso dispositivo, ma costi così ridotti consentirebbero un utilizzo molto diffuso di queste lenti “usa e getta” soprattutto da parte di studenti durante le esercitazioni in classe (i microscopi commerciali sono poco diffusi nelle scuole a causa del loro costo) oppure da parte di tecnici che devono effettuare indagini in campo (lontano dai propri laboratori). Si pensi, ad esempio, ad un possibile uso del cellulare-microscopio da parte di medici e operatori sanitari che svolgono indagini cliniche in situazioni disagiate nei paesi del terzo mondo.

In definitiva, l’introduzione di questa nuova lente nel mercato dei dispositivi elettronici, consentirebbe di aprire nuove e fino ad ora impensabili applicazioni per cellulari, smartphone e tablet, che renderebbero questi oggetti non solo utili mezzi di comunicazione ma anche potenziali strumenti per la didattica, la medicina e l’indagine scientifica.

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