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PREISTORIA/ Quando il Nilo rendeva fertile il Sudan (e gli abitanti mangiavano molluschi)

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Campagna di scavo in Sudan (CSSeS)  Campagna di scavo in Sudan (CSSeS)

Quello che hanno scoperto era in qualche modo prevedibile? «Sono decine di anni che si studia il clima nel Nord Africa e si sapeva grosso modo quale fosse il trend climatico nell’Olocene: dapprima più piovoso e poi progressivamente più arido. Quello che è stato interessante vedere è la ricostruzione precisa de livello del Nilo e soprattutto come tutto l’ambiente attorno al Nilo sia cambiato. Non ci siamo concentrati solo sul fiume ma su tutta la regione circostante: anche quella, attualmente desertica, un tempo era occupata da paludi, da stagni ed era un paesaggio molto più composito di quello che vediamo adesso».

Un altro aspetto interessante fatto osservare da Zerboni è la capillarità con la quale i siti archeologici sono localizzati lungo le antiche sponde del fiume «perché facevano da ponte tra la zona fluviale e l’entroterra dive vivevano gli animali selvatici e dove le popolazioni praticavano la caccia» …

Il discorso della caccia ci porta a quello delle abitudini alimentari, sulle quali il gruppo sta conducendo interessanti studi; soprattutto da parte degli archeologi e degli archeozoologi, che studiano i resti di animali, e degli archeobotanici che studiano i resti della vegetazione. «Quel che possiamo dire ora è che queste popolazioni nel Mesolitico erano sicuramente pescatori e in parte anche cacciatori. Il Nilo era vicino e loro avevano costruito una serie di strumenti, comprese reti e altre attrezzature per facilitare la pesca; nei siti possiamo trovare una enorme quantità di ossa di pesce , addirittura delle lische intere e perfettamente conservate che testimoniano come probabilmente pulissero accuratamente i pesci prima di cibarsene. Probabilmente i vari pesci presenti nel Nilo erano la loro principale fonte di sopravvivenza; insieme agli animali selvatici, come le grosse antilopi che erano cacciate intensamente» 

Tutto ciò si sapeva già, anche se non con la precisione e i dettagli che trovati recentemente e descritto nell’articolo citato. Un fatto piuttosto nuovo però è stata la scoperta che quelle popolazioni si cibavano molto anche di molluschi: non quelli che vivono nel Nilo ma quelli presenti negli stagni e nelle paludi delle zone circostanti il grande fiume. Sono state trovate all’interno del sito delle stratificazioni di oltre un metro costituite solo da resti di questi molluschi, per lo più gasteropodi, che venivano sicuramente mangiati. 

«Dal punto di vista delle abitudini alimentari dei nostri progenitori, lo studio di questi siti ci permette di ricostruire un mosaico molto complesso e ricco. Non è solo la caccia e la pesca: queste popolazioni di 8000 anni fa riuscivano a utilizzare al meglio tutte le risorse che l’ambiente offriva e probabilmente lo sfruttamento delle varie risorse aveva un andamento stagionale: c’era una stagione dove era più facile accedere ai pesci, quella in cui era preferibile ricorrere agli animali selvatici e quella in cui la risorsa principale potevano essere i molluschi. Accanto a questo c’erano le risorse vegetali  questa gente sicuramente raccoglieva  i prodotti della vegetazione spontanea. Ma su tutti questi aspetti stiamo ancora lavorando e ci servono ulteriori studi e analisi».

La ricerca quindi continua. Fin dagli anni ’50 del secolo scorso ci sono state molte ricerche (inglesi, italiane e tedesche) in Sudan ma concentrate nella parte settentrionale o nella zona di Khartoum. «Invece di questa regione che si estende lungo il Nilo Bianco si conosceva pochissimo e dagli scavi che stiamo svolgendo da una decina d’anni affiorano cose molto interessanti, che ci danno un quadro nuovo sulla regione. Sono aree abitate nel Mesolitico ma anche nel Neolitico, fino a 5-6mila anni fa, e successivamente, in epoca storica, sono tornate ad essere popolate. Conosciamo ancora poco ma, singolarmente, tra questo poco c’è la presenza di diversi insediamenti con tracce molto significative di varie attività domestiche, dai fuochi alla raccolto delle immondizie. E ci sono numerose aree adibite a sepoltura: troviamo cimiteri neolitici, quindi molto antichi, e poi molti cimiteri di epoca storica».  

Ora Zerboni e colleghi si preparano per un’ulteriore missione, che dovrebbe svolgersi (sperano) nel novembre – dicembre prossimi: l’aspettativa resta elevata.



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