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AMBIENTE/ I progetti eco-compatibili degli antichi pescatori lagunari

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Un "casone" di Caorle  Un "casone" di Caorle

Il casone era in genere costruito sopra un basamento di fango e argilla creato con il riporto dello scavo di un piccolo canale che permetteva di raggiungere agevolmente la posizione con la barca anche in condizione di bassa marea; il basamento aveva un’altezza di circa 130 centimetri sul livello del mare, il che permetteva di evitare l’allagamento dell’abitazione, e aveva i bordi a scivolo sull’acqua per facilitare le operazioni di imbarco e sbarco delle reti e del pescato.

Al tempo dei primi insediamenti nel territorio di Caorle tutte le famiglie dei pescatori vivevano nei casoni; poi gradatamente si sono trasferite nella città, pur mantenendo l’attività della pesca, e solo alcune hanno mantenuto la residenza nei casoni. Nei periodi di maggior attività comunque tutti i membri della famiglia seguivano i pescatori nei casoni per dare il loro contributo: in primavera c’era il pesce novello e adulto che risaliva in laguna per cercare maggior nutrimento dopo aver svernato in acque più tiepide del mare; in autunno alcune specie di pesci scendevano al mare per riprodursi e proteggersi dalla fredde acque lagunari.

«La vita “a cason” - scrive Dionisio Crosera illustrando il casone edificato nel mezzo del padiglione di Aquae Venezia 2015 – era faticosa ma dava anche belle soddisfazioni. Nella sua semplicità era ben organizzata e ognuno aveva il suo compito: tutti, anche le donne, collaboravano a svolgere le mansioni usuali della lpulizia, riparazione e costruzione di reti e cogolli (fatti di fibre naturali: canapa e cotone) e si dedicavano ad attività quali la caccia e l’agricoltura, per permettere la vita in quell’ambiente palustre… Nel “cason” ci si poteva riparare sia dal caldo che dal freddo… Alcuni pescatori vicino ai casoni avevano dei piccoli “squeri” (cantieri) che servivano per le riparazioni delle barche a remi e la fabbricazione degli strumenti necessari alla navigazione; all’interno dei casoni si trovavano tutti gli strumenti necessari al lavoro…».

È una storia che merita di essere conosciuta e che ha avuto i suoi momenti più intensi e, dopo le grandi bonifiche di quei territori nella seconda metà dell’ottocento, i suoi periodi di declino verso la metà del secolo scorso. Ci sono vari tentativi di recupero di questo straordinario patrimonio storico-archeologico, cercando di custodire il delicato equilibrio tra le esigenze dell’uomo e le condizioni naturali; «anche se – osservano ad Aquae Venezia 2015 – non tutti gli interventi volti in tal senso raggiungono risultati apprezzabili. È un’idea abbastanza diffusa che basta ricoprire con delle canne palustri una qualsiasi struttura per avere un casone, senza contare la perdita della “funzione” per la quale ebbero origine questi particolari edifici».



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