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ASTROFISICA/ Storie di ordinaria ingordigia galattica

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Mappa di arricchimento chimico del sistema di galassie NGC 1512 e NGC 1510 in collisione. Credito: Ángel R. López-Sánchez (AAO/MQU) e Baerbel Koribalski (CSIRO/CASS)  Mappa di arricchimento chimico del sistema di galassie NGC 1512 e NGC 1510 in collisione. Credito: Ángel R. López-Sánchez (AAO/MQU) e Baerbel Koribalski (CSIRO/CASS)

La presenza di queste “sacche” dense di idrogeno nel disco esterno di NGC 1512 consentono di individuare con precisione delle regioni di attiva formazione stellare. Esaminando poi questo risultato in combinazione con osservazioni nella banda radio e nell’ultravioletto, gli scienziati hanno concluso che i ricchi gas che vengono trasformati in nuove stelle non provengono dalle regioni interne della galassia sia: probabilmente è gas che è stato assorbito dalla galassia durante tutta la sua esistenza mentre assorbiva il materiale da altre galassie più piccole intorno, come la NGC 1510 immortalata in una delle più spettacolari immagini ripresa da López-Sánchez. Ora è iniziata la fase più interessante del lavoro degli astrofisici. Utilizzando le osservazioni sia da terra che dai telescopi spaziali, si sta ricostruire la storia dettagliata di questa galassia e si inizia a comprendere meglio come le interazioni e le fusioni con altre galassie possano aver influenzato la sua evoluzione e la velocità con cui si sono formate le sue stelle.

Il team sta mettendo a punto un nuovo approccio per studiare la crescita delle galassie, per arrivare ad affinare ulteriormente i migliori modelli di evoluzione galattica esistenti. Per questo lavoro vengono utilizzati anche i dati spettroscopici del telescopio AAT dell’Osservatorio australiano di Siding Spring, dove si misura la distribuzione di elementi chimici intorno alle galassie. Col telescopio ATCA viene identificato il gas diffuso in tutto il sistema delle due galassie interagenti. Inoltre, vengono individuate le regioni di formazione stellare tramite i dati raccolti dal telescopio spaziale orbitante GALEX (Galaxy Evolution Explorer) che ha svolto le sue osservazioni nell’ultravioletto tra il 2003 e il 2009. La combinazione di tutti questi dati metterà a disposizione degli studiosi uno strumento molto potente per comprendere la natura e la storia delle galassie.



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