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ASTROFISICA/ Storie di ordinaria ingordigia galattica

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Mappa di arricchimento chimico del sistema di galassie NGC 1512 e NGC 1510 in collisione. Credito: Ángel R. López-Sánchez (AAO/MQU) e Baerbel Koribalski (CSIRO/CASS)  Mappa di arricchimento chimico del sistema di galassie NGC 1512 e NGC 1510 in collisione. Credito: Ángel R. López-Sánchez (AAO/MQU) e Baerbel Koribalski (CSIRO/CASS)

Fa sempre un certo effetto sentir parlare di cannibalismo; ma se ci si riferisce a un fenomeno che si svolge lontano nello spazio e nel tempo il disgusto lascia il posto a una curiosità e al desiderio di conoscere di più. In effetti l’espressione cannibalismo galattico è a volte usata, appunto ad effetto, per indicare una situazione meno rara di quanto si possa pensare: è quella in cui due galassie di dimensioni molto diverse si scontrano e la maggiore “divora” l’altra. È un fenomeno dove gli stessi termini utilizzati sono inadeguati a descrivere quanto accade: basterà ricordare che una galassia è un insieme di 100 o 200 miliardi di stelle e che quindi parlare di “scontro” è piuttosto anomalo; quanto poi al “divorare”, qui ovviamente siamo nel campo delle metafore e la crudezza del termine serve solo per evocare l’idea di qualcosa di terribilmente tragico e spaventoso.

Le descrizioni che gli astronomi fanno di questi fenomeni sono però in genere più sobrie e sono tese a evidenziare gli avanzamenti conoscitivi che l’osservazione di eventi del genere può guadagnare. Come nel recente caso portato alla ribalta scientifica da un gruppo di astronomi australiani e spagnoli che hanno catturato e analizzato la scena di una ingorda galassia che ha divorato i suoi vicini di casa lasciando nello spazio cosmico le briciole come prova del suo inusuale banchetto. In un articolo appena pubblicato nel Monthly Notices della Royal Astronomical Society, gli astrofisici non solo rivelano le immagini di una galassia a spirale che divora una vicina galassia nana, ma mostrano con un dettaglio senza precedenti le testimonianze dei frequenti snack galattici. L’astrofisico Ángel López R.-Sánchez, dell’Australian Astronomical Observatory e della Macquarie University e primo firmatario dell’articolo, insieme ai suoi collaboratori ha studiato la galassia a spirale NGC 1512, per vedere se la sua storia chimica corrisponda al suo aspetto fisico. Il team di ricercatori ha utilizzato le capacità uniche del telescopio anglo-australiano (AAT) da 3,9 metri installato nei pressi di Coonabarabran, nel Nuovo Galles del Sud, per misurare il livello di arricchimento chimico nel gas su tutta la galassia così come si presenta alla nostra osservazione.

L’arricchimento chimico si verifica quando le stelle trasformano l'idrogeno e l'elio prodotti col Big Bang in elementi più pesanti attraverso reazioni termonucleari. Questi nuovi elementi vengono rilasciati nello spazio quando le stelle muoiono, arricchendo così il gas circostante di altre sostanze, come ad esempio l'ossigeno, che gli astrofisici hanno misurato. «Ci aspettavamo - ha dichiarato López-Sánchez - di trovare gas fresco o gas arricchito allo stesso livello di quello consumato dalla galassia, ma siamo rimasti sorpresi di trovare che i gas erano in realtà i resti di galassie divorate in precedenza». Il gas diffuso nelle regioni esterne di NGC 1512 quindi non è il gas incontaminato formatosi nel Big Bang, ma è materiale che è già stato elaborato da precedenti generazioni di stelle.

I ricercatori hanno utilizzato anche il radiotelescopio ATCA (Australia Telescope Compact Array), un potente Radio interferometro del diametro di 6 km situato in Australia orientale presso un centro dello CSIRO (Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation): ATCA è stato utile per rilevare una grande quantità di gas di idrogeno freddo che si estende ben oltre il disco stellare della galassia NGC 1512.



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