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SCENARI/ Smart City: una questione di personalizzazione, non solo di hi-tech

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Ai nostri giorni va quindi affermandosi un ruolo del settore pubblico meno assistenzialista e invasivo, che si affianca al ruolo sempre più attivo dei cittadini, i quali però richiedono una maggiore responsabilità nell’erogazione di servizi di qualità e maggiormente accessibili. « Con l’affermazione dei concetti di smart city e di prosumer si arriva a parlare di nuove forme di cooperazione tra pubblico e privato nell’erogazione dei servizi per cui è indispensabile un’integrazione di capacità e intenti. Tale processo porta alla riconfigurazione dei ruoli coperti dai principali attori all’interno della città».

Senn porta tre esempi evidenti della logica del prosumerism. Il primo è quello che risponde al bisogno di mobilità e che sta portando alla diffusione di nuove forme di mobilità condivisa – nelle due tipologie principali di servizio quali il car sharing e il car pooling - che permette all’utente cittadino di soddisfare i suoi bisogni in modo sostenibile senza rinunciare alla flessibilità dei servizi. Il secondo esempio è in campo energetico: la possibilità di introdurre tecnologie come le Smart Grid permette di bilanciare i consumi energetici in modo molto equilibrato, soppesando la domanda e l’offerta di energia attraverso l’utilizzo di una rete aperta; in questo senso il cittadino diventa produttore di energia, attraverso ad esempio l’installazione di pannelli solari. L’energia così ricavata può essere utilizzata per i bisogni del singolo utente e immagazzinata per un utilizzo futuro, oppure, nel caso in cui la quantità prodotta sia superiore alla capacità immagazzinabile, l’energia in eccesso potrà essere immessa in rete. «In questo caso si realizza appieno la figura del prosumer, non solo come produttore per se stesso, ma per la collettività in generale».

Il terzo esempio è quello degli open data. «Ognuno di noi diventa produttore di dati che analizzati sul web rappresentano una mole non indifferente di informazioni e che il web stesso utilizza sempre di più per sviluppare i suoi contenuti; dall’altra parte è consumatore, nel senso di fruitore dei servizi e delle informazioni che la rete mette a disposizione».

Nel rapporto di EnergyLab si sottolinea che il punto sul quale focalizzare l’attenzione in tema di città intelligenti non è il risultato finale di “intelligenza” raggiunta, ma l’oggetto su cui si concentra l’attenzione nel realizzarlo. Senn è ancor più esplicito: «Ciò che deve essere chiaro a un’amministrazione sin dall’inizio del percorso verso la realizzazione di una Smart City è il motivo per cui questi servizi verranno realizzati. La creazione di una città tecnologicamente avanzata fine a se stessa, costruita come una mera esaltazione dell’avanzamento della conoscenza e della tecnica, rischia di non portare alcun beneficio reale». Vengono subito alla mente i casi di Masdar City negli Emirati Arabi o di Songdo City in Corea del Sud: «Pur essendo delle esperienze importanti per portare avanti un’ideologia di sostenibilità e attenzione a un nuovo modo di pensare l’ambiente urbano, queste realtà non rappresentano dei modelli da perseguire».

La logica che deve guidare l’introduzione d’innovazione tecnologica all’interno della Smart City è molto chiara: è quella basata sui bisogni dei cittadini; «e il bisogno più avanzato della vita urbana sembra essere quello di vivere in modo sostenibile, mantenendo un’elevata qualità della vita. Perciò, sarà necessario sviluppare tecnologie che puntino a facilitare la vita dei cittadini, conservando come comun denominatore l’attenzione all’ambiente, allo sfruttamento efficiente delle risorse e all’inclusività».

Per questo motivo, è importante sottolineare che il problema di essere più smart non viene risolto con l’aumento dell’offerta, bensì prendendo in considerazione il lato della domanda e dello studio delle sue dinamiche. «Una politica di smart city, dunque, non dovrebbe essere solamente un fiore all’occhiello dell’amministrazione, ma una serie strutturata di interventi improntati al lungo periodo».



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