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VERTICAL FARM/ Basilico e lattuga coltivate a ciclo chiuso: ecco l'agricoltura 3.0

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La Vertical Farm presentata dall’ENEA  La Vertical Farm presentata dall’ENEA

La crescita delle piante è poi assicurata da un’illuminazione a LED che replica le condizioni naturali e accelera la fotosintesi clorofilliana. «La Vertical Farm rappresenta una delle soluzioni dell’agricoltura del terzo millennio per la produzione di ortaggi fuori suolo, multistrato, a ciclo chiuso integrale (riciclo totale dell’acqua e dei fertilizzanti), in ambiente protetto e climatizzato, senza utilizzo di pesticidi e insetticidi e ad illuminazione artificiale, appunto con i LED. Il nostro prototipo, che stiamo testando a Expo, è il primo esempio italiano ad applicare tutti questi sistemi».

La VF è composta da una struttura metallica di 3 metri per 3 e 4,5 di altezza, rivestita da pannelli di vetro trasparente (vetrocamera extrachiaro temperato) sui lati est e ovest e da pannelli termoisolanti (vetrocamera riflettente opacizzato) sui lati nord e sud. Sul lato nord è inserito un schermo a LED (1,5 per 2 metri), mentre sul lato sud si apre la porta di servizio. La copertura piana della struttura serve anche da struttura di sostegno degli impianti di climatizzazione della serra. All’interno della serra, sui due lati che si affacciano ad est e ovest, sono presenti scaffalature composte da sei ripiani con la funzione di sorreggere vasche a flusso e riflusso contenenti acqua con sostanze nutritive e colture (multilayer cultivation system).

C’è un impianto di fertirrigazione automatico, cioè un sistema computerizzato di distribuzione delle sostanze nutritive con l'acqua di irrigazione. «Inoltre, la VF non produce rifiuti, in quanto tutti i prodotti utilizzati per la crescita delle piante vengono continuamente riciclati al suo interno. Non vengono nemmeno prodotti rumori molesti, tranne un leggero ronzio dell'impianto di aria condizionata, anch’essa completamente riciclata all'interno dell’impianto».

Il vantaggio principale è quello relativo alla sanità e integrità dei raccolti: «Le piante è come se fossero all’aperto, però tutto si svolge al chiuso, in un ambiente che non ha nessun tipo di contatto con l’esterno e quindi è privo di contaminazioni, perciò non si richiede alcun ricorso a pesticidi». C’è comunque anche un potenziamento delle rese: «basti pensare che qui abbiamo sei bancali sovrapposti e quindi, potendoci sviluppare in altezza, è come se il raccolto fosse sestuplicato». Questo è un prototipo, di dimensioni tutto sommato non enormi; ma lo stesso modello può essere sviluppato su sistemi di dimensioni decisamente maggiori, collocabili in qualsiasi situazione e contesto.

Il problema sul quale ancora si sta lavorando – e che sarà la fonte dei principali avanzamenti nel prossimo futuro – è quello della illuminazione e dei relativi costi: «Dovendo dipendere totalmente dalla luce artificiale, in particolare da luce a LED fredda, c’è un costo relativo ai consumi energetici. Tuttavia i LED, in particolare per applicazioni in agricoltura, stanno facendo notevoli passi avanti: già quelli cha abbiamo usato qui sono di ultimissima generazione, prodotti dalla Philips Horticolture; ma in futuro si può pensare a componenti ancor più efficienti e con costi ridotti».



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