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INNOVAZIONE/ Quando il robot scopre il verbo "collaborare"

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Robotica Human Centered (Fonte: DLR-MRC)  Robotica Human Centered (Fonte: DLR-MRC)
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La novità dei robot collaborativi riguarda essenzialmente il campo industriale e un particolare tipo di attività come l’assemblaggio e il montaggio di componenti; ma si inizia a intravedere anche un possibile allargamento del concetto e delle sue applicazioni. «Già ci sono robot tradizionali impiegati in quella che viene chiamata robotica di servizio, che è ormai una realtà affermata e con un suo mercato che si sta ampliando. Come pure si stanno diffondendo i robot volanti, cioè quelli che tutti abbiamo imparato a riconoscere come droni. Siamo ancora lontani però da robot che possano intervenire direttamente in attività domestiche così come intervengono in quelle industriali. Può darsi che il fatto che i grandi player stanno investendo così tanto in questo campo abbia delle ricadute interessanti in tale direzione. Certo, nel caso dell’attività domestica le situazioni sono più difficili, non sempre ripetitive e prevedibili e gli algoritmi richiesti diventano molto più complessi». Zanchettin segnala un’estensione interessante, sempre però in ambito industriale, che si sta profilando: «è quella in cui un robot andrà a sostituire alcune macchine utensili dedicate, spesso costruite appositamente dalla aziende che le utilizzano; in tal caso, ciò che fa pendere la bilancia a favore del robot collaborativo è la sua semplicità, flessibilità e facilità di utilizzo».

Resta il fatto che nell’immaginario collettivo quando si parla di robot il pensiero va subito ai robot umanoidi, «che però non vanno confusi con quelli collaborativi. I primi sono pensati per ambiti diversi e non hanno molto a che fare con un contesto esclusivamente produttivo». Si pensi all’iCub del già citato IIT: si tratta più che altro di robot pensati per interagire con l’uomo in contesti vari legati alle funzioni domestiche oppure in attività di pronto intervento, di sicurezza o altre situazioni dove le abilità umanoidi conferiscono un valore aggiunto notevole. «Insomma, per muoversi e operare in ambiente industriale il potersi reggere sulle proprie gambe non dà particolari vantaggi e probabilmente la soluzione delle ruote è ancora quella da prediligere».



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