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STORIA DELL'AGRICOLTURA/ Lo scienziato e il contadino si incontrano in Accademia

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Trapiantatrice di riso premiata nel 1930 (Istituto Lombardo, Accademia di Scienze e Lettere)  Trapiantatrice di riso premiata nel 1930 (Istituto Lombardo, Accademia di Scienze e Lettere)
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Problemi specifici, che potevano avere un impatto pesante sulla vita economica, trovavano gli studiosi dell’Istituto pronti a promuovere indagini e ricerche mettendo a disposizione di tutti i risultati. È stato così nella prima metà dell’Ottocento, quando nel territorio lombardo erano presenti vaste aree di terreni incolti e paludosi e all’Istituto Lombardo è stato chiesto di preparare un progetto di bonifica per la messa a coltura delle brughiere. Ed è stato così quando, verso il 1850, è emerso un grave problema per le colture viticole con la malattia dell’uva denominata mal bianco od oidio o crittogama della vite, causata da un fungo che si sviluppa sulle parti verdi della pianta provocando l’ingiallimento e la caduta delle foglie, la spaccatura e il disseccamento degli acini.

E ancora nei decenni successivi, quando la borghesia lombarda non resterà indifferente al vento della meccanizzazione che soffiava impetuoso in Europa: l’Istituto darà impulso alla “agricoltura di potenza” che utilizza nuove potenti energie e nuove macchine, dai trattori alle mietitrebbiatrici alle trapiantatrici; specialmente dopo il 1851, anno della grande Esposizione Universale di Londra.

Soave ci fa notare l’efficacia dei documenti esposti che, lungi dall’essere polverosi residui di una storia passata, danno un’idea viva di un mondo in fermento e di un’attività tutt’altro che “accademica”: «non è difficile trovare valutazioni dei progetti e motivazioni dei premi redatte con senso critico, degno delle più quotate riviste scientifiche internazionali attuali; che non esitava a giudicare inadatto o inefficace un metodo o una soluzione proposta»; con la differenza – ci fa notare con una certa ammirazione – di uno stile comunicativo elegante e curato, come si può trovare ad esempio nella motivazione di un premio per un progetto di “bonificazione generale” delle brughiere del 1830: «Primo in quest’aringo nuovamente aperto all’industria. si presenta nel corrente anno il signor Duca Visconti di Modrone, il quale ne’ suoi possedimenti situati nel distretto di Soma riescì felicemente a ridonare all’agricoltura una ampia estensione di terreno, che prima non produceva che infeconde eriche, meschino pascolo di poche capre.

Non si restrinse già l’illustre concorrente al lento metodo di bonificazione che generalmente si ottiene dalla piantagione degli alberi, ma profittando delle vicine acque del Ticino, incanalandole e traendole coll’uso d’idraulici artificj al di sopra del naturale livello, vinse con esse la siccità del suolo e le fece in oltre servire a porre in moto alcuni edificj di mulini e di seghe».

Al termine della visita, è inevitabile porre l’interrogativo: ma oggi è ancora così? «C’è qualche ente o fondazione che cerca di supportare queste esigenze. Ma siamo ben lontani da quell’esperienza di popolo, da quel senso di comunità che riuscivano ad esprimere realtà come appunto l’Istituto Lombardo, in grado di coniugare la funzione di Accademia scientifica con quella di promotore di innovazione, trasformazione sociale e sviluppo economico»



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