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PREISTORIA/ Lo Spinosauro che amava l’acqua e cacciava col sonar

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Lo Spinosauro realizzato da Geo-Model e esposto nei Giardini Montanelli a Milano (Foto di Simone Maganuco)  Lo Spinosauro realizzato da Geo-Model e esposto nei Giardini Montanelli a Milano (Foto di Simone Maganuco)
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Come si può intuire dalla ricostruzione esposta a Milano, il corpo molto allungato e sbilanciato in avanti rendeva molto più difficile il movimento sulla terraferma, mentre la coda era molto flessibile, in grado di fare movimenti laterali per favorire la propulsione in acqua. «Insomma, sono tanti i fattori che lo rendevano meglio adattato alla vita in acqua che sulla terra. Gli altri spinosauri, la famiglia alla quale appartiene, dimostravano già alcuni adattamenti alla vita acquatica ma nessuno li ha portati all’estremo come questo esemplare».

Dove viveva lo Spinosauro? «Viveva principalmente nel nord Africa che allora era un enorme sistema fluviale, con fiumi che scorrevano dall’interno del continente fino a quello che oggi chiamiamo Mediterraneo ma che allora era un po’ diverso. Questi fiumi, che poi hanno costruito enormi valli che vediamo ancora oggi, erano molto ricchi di prede acquatiche mentre intorno c’erano poche prede di terraferma: ciò avrà permesso agli Spinosauri di trovare cibo sufficiente in acqua e di non dover necessariamente competere con gli altri dinosauri predatori». Circa la sua estinzione, si può dire che è avvenuto ben prima della celebre estinzione di massa avvenuta 65 milioni di anni fa. Lo Spinosauro si è estinto circa 30 milioni di anni prima e per cause strettamente legate ai cambiamenti ambientali: quando, circa 95 milioni di anni fa, il livello dei mari in generale si è alzato, le zone fluviali e paludose dove si era ambientato sono state sommerse. «Le sue caratteristiche lo rendevano adatto alla vita acquatica ma non a quella marina e così non è sopravvissuto».

Adesso lo Spinosauro è in esposizione a Milano, con alcune delle ossa originali e il resto ricostruito fedelmente in un modello a grandezza naturale secondo l’aspetto “in vivo” e con la riproduzione completa dello scheletro ottenuta attraverso la scansione dei fossili e la stampa 3D realizzata dall’azienda veneta Geo-Model. Il modello sarà per quattro anni in giro per il mondo, in varie esposizioni come questa per poi rientrare definitivamente nelle collezioni dell’Università di Casablanca.

Nel giardino del Museo milanese, troneggia quindi per la gioia di piccoli e grandi visitatori, un esemplare di Spinosauro che sembra uscito dal recinto di Jurassic Park. Ma sarà stato proprio così? «Pensiamo – conferma Maganuco - che questa sia la ricostruzione più attendibile dell’aspetto reale del nostro dinosauro. Certo, ci sono tanti interrogativi sulla sua vera fisionomia e sul suo comportamento che non hanno ancora tutte le risposte. Però, se si fanno buoni studi di anatomia comparata, se si guarda bene al gruppo di appartenenza, se si considerano gli animali di oggi a lui più simili – come in questo caso è stato fatto - allora mi sento di dire che si può arrivare a una ricostruzione realistica. Peraltro, il parere di numerosi colleghi a livello internazionale è totalmente positivo e c’è un generale apprezzamento sul lavoro fatto. Che tuttavia resta aperto a possibili modifiche e aggiustamenti a seguito di nuovi ritrovamenti che non si possono certamente escludere».



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