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AUTO SOLARE/ Gli artigiani Hi-Tech che sognano la berlina fotovoltaica

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Emilia2  Emilia2

Era il 1983 quando Hans Tholstrup e Larry Perkins con la loro The Quiet Achiever, automobile alimentata a energia solare attraversavano l’Australia, percorrendo oltre 4mila chilometri da Perth a Sydney. Era la consacrazione dell’idea di auto solare, un’idea che da trent’anni si stava facendo strada e che vedeva ingegneri e appassionati al lavoro per darle concretezza. Quel viaggio ha aperto la strada al World Solar Challenge: 3mila chilometri da Darwin ad Adelaide, la più famosa corsa australiana di automobili a energia solare alla quale nel 2011 e 2013 ha partecipato anche “Emilia”, il prototipo di auto solare tutto italiano, messo a punto dal team di Onda Solare, guidato da Filippo Sala, coordinatore del corso Prototipi alla scuola Ferrari di Maranello e coordinatore tecnico dell’ITS Maker (Istituto superiore meccanica meccatronica motoristica e packaging) della Regione Emilia Romagna. 

Lo stesso Sala ha presentato in questo giorni al pubblico del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano la Emilia2, che resterà esposta fino al 30 giugno nell’ambito della mostra Make in Italy – The Exhibition, che presenta una rassegna di 50 anni di innovazione italiana. 

Come ha spiegato a Ilsussidiario.net Francesco Cassarini, uno dei giovani ingegneri del team, l’elemento distintivo di un veicolo solare e di questo in particolare è la grande efficienza. «Sei , Emilia2, ricoperto da sei metri quadri di pannello fotovoltaico, come quelli che ricoprono Emilia2, permettono di produrre poco più di un kWh: per avere un’idea di cosa significhi, si pensi che la potenza di un asciugacapelli è, più o meno, un kW e che quella di una autovettura tipo Panda è di 60 kW. La cosa straordinaria è che, grazie al peso ridotto (200 kg contro, ad esempio i 1400 di una Punto) e a una aerodinamica appositamente studiata, riusciamo a portarla a velocità elevate, fino ai 110 km/h; ma non è importante la velocità massima quanto il fatto che venga raggiunta consumando pochissima energia». 

Il peso ridotto è dovuto al tipo di materiale utilizzato: la vettura è interamente realizzata in fibra di carbonio, che conferisce appunto leggerezza e resistenza strutturale: «è un materiale sicureamente più costoso dell’acciaio ma la sostenibilità del veicolo viene ampiamente ripagata, dato il suo minimo impatto ambientale; il suo ridottissimo inquinamento la rende una proposta interessante per la mobilità urbana, oltre che per lunghi tragitti, soprattutto in Paesi come l’Italia dove il Sole non manca. Se lei considera  che durante una giornata, in città le macchine stanno molto tempo ferme in un parcheggio, si può pensare che in quelle ore di sosta l’energia solare ricarichi le batterie, mentre durante la notte la ricarica può avvenire in garage collegandosi alla normale rete elettrica. Le batterie sono analoghe a quelle dei telefoni cellulari, a polimeri di Litio; nel nostro caso, un set di batterie non particolarmente voluminoso (60x40x20) e del peso di appena 20 kg è sufficiente per garantire fino a 350-400 chilometri di autonomia». 

La vettura a prima vista sembra molto grande, forse per la speciale forma aerodinamica della carrozzeria: in realtà la sua lunghezza è di 5 metri, e il successore di questo veicolo, l’Emilia 3, è già di 4,5,  quindi non così diverso da tante berline o station wagon.



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