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ANNO DELLA LUCE 2015/Scienziati, filosofi e teologi insieme sulle note della sinfonia del sapere

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Metafisica, scienza e teologia  Metafisica, scienza e teologia

L’epistemologia odierna, a differenza di quella ottocentesca, è consapevole dei limiti metodologici della scienza, ma il fatto che si stia affermando oggi sempre più un modo di pensare relativistico, per cui «non esiste la realtà, ma solo interpretazioni», può comportare il rischio di considerare la scienza e la sua applicazione, cioè la tecnica, come l’unico modo valido di conoscere e di operare anche sul piano antropologico, perché è unanime il consenso riguardo al valore e all’utilità della ricerca scientifica. 

La scienza e la tecnica possono così essere di fatto assolutizzate e potrebbe essere considerato moralmente lecito tutto ciò che è scientificamente e tecnicamente fattibile, aprendo la strada anche a sperimenti sull’essere umano eticamente inaccettabili. 

(…) È innegabile il valore della scienza per la conoscenza del mondo. Gli astronomi analizzano la struttura fisica dell’universo e rendono possibile, tramite elaborate tecniche di indagine, la conoscenza delle leggi della realtà mondana.

La scienza conduce però le sue ricerche fino a un punto oltre al quale non può procedere. Lo scienziato si trova infatti davanti a un evento che il sistema concettuale della sua disciplina non può comprendere: il mondo è.E’ quell’è che sostiene il mondo, così come sostiene ogni ente. Come è stato detto prima, l’ente è “ciò che/è”. Gli enti sono enti perché sono qualcosa e non sono nulla.

La scienza si occupa del “ciò che”, cioè delle “cose” e ne studia in modo rigoroso la struttura e il funzionamento. Anche la metafisica di ispirazione aristotelica ha analizzato le cose: la sostanza e i suoi accidenti. Infatti la metafisica di Aristotele è una metafisica della sostanza, a differenza da quella di San Tommaso d’Aquino che è una metafisica dell’essere. L’originalità e forse l’insuperabilità del pensiero di San Tommaso consiste nell’avere svolto una riflessione speculativa sulla conoscenza dell’essere, che è la questione centrale della metafisica

La conoscenza dell’essere, come afferma Maritain, è di carattere intuitivo. Si tratta di un’intuizione intellettuale sui generis che “non è di tutti”, neanche dei filosofi. La difficoltà di visualizzare l’essere degli enti dipende dal fatto che l’essere non è una cosa, ma è il darsi, il manifestarsi della cosa; e questo darsi o manifestarsi non è propriamente una realtà, ma è ciò che fa sì che una determinata realtà (ad esempio: un albero o una casa) esista piuttosto che non esista.

La metafisica non limita la propria indagine all’analisi degli enti e delle loro strutture, ma si interroga sull’essere degli enti, cioè su quell’è che consente a ogni realtà di essere fuori dal nulla. San Tommaso d’Aquino è il filosofo che ha posto al centro della sua indagine l’essere. 

La più umile cosa è, cioè esiste ed è proprio questo è che la sostiene nell’esistenza e tutto ciò è misterioso e provoca la meraviglia che spinge l’uomo a filosofare. «Infatti gli uomini – scrive Aristotele -  hanno iniziato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia». San Tommaso afferma giustamente che ciò che costituisce l’ente in quanto ente è l’essere perché, scrive in proposito Mondin: «[…] per definizione l’ente non è altro che ciò che possiede l’essere (id quod habet esse), ciò che partecipa all’essere (id quod partecipat esse)».

Ogni ente, anche l’intero cosmo, ha l’essere, ma non è l’essere, cioè non si identifica con l’essere. Si pone quindi il problema di conoscere l’origine dell’essere degli enti. San Tommaso risolve il problema partendo dalla constatazione che a nessun ente appartiene l’essere per essenza, per cui deve riceverlo da un ente che è soltanto essere, quindi che è essere per essenza.

L’Essere che è causa dell’essere di tutti gli enti in filosofia si chiama Dio. Dio è totalmente essere, e, in quanto tale, può donarlo continuamente a ogni ente. La creazione si può intendere come una donazione di essere da parte di Dio. Dio è il Creatore, cioè il Donante e le creature sono gli enti finiti che incessantemente ricevono il dono dell’essere da parte di Dio.

San Tommaso afferma quindi la differenza ontologica tra Dio e le creature, cioè gli enti finiti. Dio è l’Essere infinito, cioè non finito, e i suoi attributi sono, quindi, principalmente di carattere negativo, cioè non presentano i caratteri che sono propri della finitudine delle creature, anche se, come osserva Van Steenberghen, «essi vengono talvolta espressi con dei termini di forma positiva (semplicità, eternità, unità), ma i concetti significati sono negativi».

Gli attributi positivi di Dio sono conosciuti analogicamente, cioè riconoscendo la somiglianza tra le perfezioni presenti nelle creature e quelle presenti in Dio, secondo il principio secondo cui omne agens agit sibi simile: ogni causa agente produce qualcosa di simile a se stessa. San Tommaso sottolinea, però, che la somiglianza tra Dio e le creature è minima e la dissomiglianza è infinita.

La metafisica, nel suo momento massimamente speculativo, rappresentato dalla teologia naturale, dimostra non soltanto che Dio esiste, ma anche alcuni suoi attributi e come abbiamo visto, il suo modo di procedere non è assolutamente in contrasto con le scienze fisiche.

Il sapere umano non può limitarsi alla sola indagine scientifica della realtà, ma necessita dell’ulteriore approfondimento offerto dalla teologia naturale, la quale afferma l’esistenza di Dio per dare ragione dell’essere del mondo, ma non può esprimersi su chi è Dio in se stesso, indipendentemente dalla relazione tra la creatura e il Creatore. 

La teologia naturale è opera dalla ragione umana che è una luce naturale che ha dei limiti che non può superare. Per sapere chi è Dio «dentro» Dio è necessaria una luce soprannaturale, che è donata direttamente da Dio: la fede. Soltanto tramite la fede si può sapere che Dio è, in se stesso, una comunità di amore, nella quale l’Amante (il Padre), ama l’Amato (il Figlio), con un Amore vicendevole (lo Spirito Santo). Ed è sempre la fede, la luce che illumina il mistero dell’incarnazione, della passione, della morte e della resurrezione del Figlio di Dio.

La teologia soprannaturale, utilizzando i concetti della metafisica, approfondisce le verità di fede in comunione con i Pastori della Chiesa. Il cristianesimo è profondamente razionale, infatti il suo avvento è stato preparato dalla filosofia e non dai miti delle religioni. Scrive in proposito Ratzinger: «Il cristianesimo ha […] i suoi precursori e la sua preparazione nella razionalità filosofica, non nelle religioni. Il cristianesimo non è affatto basato, secondo Agostino e la tradizione biblica, che per lui è normativa, su immagini e presentimenti mitici, la cui giustificazione si trova in ultima istanza nella loro utilità politica, ma si richiama invece a quel divino che può essere percepito dall’analisi razionale della realtà. […] La fede cristiana venera quell’Essere che sta a fondamento di tutto ciò che esiste, il ‘vero Dio’. Nel cristianesimo, la razionalità è diventata religione e non più il suo avversario» (Fede – Verità – Tolleranza. Cantagalli 2003).

Per concludere, si può affermare che scienza, metafisica e teologia, anche se autonome nel loro ambito di indagine, hanno bisogno l’una delle altre per rendere il sapere umano una vera sinfonia in cui i suoni si armonizzino vicendevolmente.



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