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ANNO DELLA LUCE 2015/Scienziati, filosofi e teologi insieme sulle note della sinfonia del sapere

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Metafisica, scienza e teologia  Metafisica, scienza e teologia

Che rapporto esiste tra la metafisica, la scienza e la teologia? Queste forme di conoscenza si escludono o si includono reciprocamente? Oppure si integrano tra di loro?

Prima di rispondere a queste domande è opportuna una breve riflessione sul valore conoscitivo della metafisica perché, come è noto, da Kant in poi questo valore è stato messo in discussione. Infatti secondo il filosofo tedesco la conoscenza riguarda soltanto e unicamente i fenomeni sensibili che sono l’oggetto della ricerca scientifica, mentre la metafisica avrebbe la pretesa di studiare tutto ciò che trascende i fenomeni, cioè i noumeni, che sono inconoscibili.

In tempi recenti Heidegger ha accusato la metafisica di avere obliato la verità dell’essere. Il motivo dell’oblio della verità dell’essere da parte della metafisica è da ricercarsi nel suo modo di concepire la realtà. Infatti, il modo di pensare metafisico è di carattere concettuale e i concetti sono concepiti dall’intelletto umano, cioè sono come «partoriti». Tramite essi l’intelletto si rappresenta la realtà, dando origine al pensiero concettuale - rappresentativo e, conseguentemente, «l’idea si pone come interpretazione unica e determinante dell’essere».

La metafisica interpreta la realtà tramite un insieme di idee, o concetti, e la verità o la non verità consiste nella corrispondenza o meno delle idee con le cose, ma questo modo di pensare concettuale-rappresentativo «ha però per conseguenza – scrive il filosofo – che ora l’idea, la quale dovrebbe mostrare l’ente in quello che è, è essa stessa innalzata e reinterpretata come l’autentico essente. […] Ma lo stesso ente, ciò che chiamiamo cose, si è ritratto dall’apparire».

L’ente si ritrae dall’apparire perché non si mostra per quello che veramente è, essendo concettualizzato, cioè «catturato», dalle idee con cui viene interpretato; infatti in Tedesco il termine “concetto” corrisponde a Begrif, derivante dal verbo begreifen, che significa, oltre che capire, comprendere, anche catturare. 

La logica, che studia i concetti, la loro concatenazione e i rapporti con la realtà, diventa quindi, secondo Heidegger, «il fondamento visibile o nascosto della metafisica». Il pensiero concettuale - rappresentativo della metafisica avrebbe catturato l’essere, riducendolo in schemi razionali e «la ragione glorificata da secoli è – afferma il filosofo – la nemica più accanita del pensiero».

(…) Paradossalmente e contrariamente alle intenzioni dell’Autore la metafisica è stata riabilitata proprio nelle prime pagine di Essere e tempo, nel paragrafo VII. Essere e Tempo è l’opera di Heidegger che segna il suo distacco dalla fenomenologia di Husserl (…). Heidegger, pur riconoscendo il suo debito filosofico nei confronti del maestro, afferma il suo distacco dalla fenomenologia intesa come corrente storica di carattere neoidealistico, proponendo un modo nuovo di intendere la fenomenologia.

Infatti essa viene identificata con l’ontologia, poiché, scrive il filosofo, «la fenomenologia è il modo di raggiungere e di determinare dimostrativamente ciò che deve costituire il tema dell’ontologia. L’ontologia non è possibile che come fenomenologia». Questa identificazione della fenomenologia con l’ontologia è la logica conseguenza dei risultati raggiunti utilizzando il metodo fenomenologico per ricercare il senso dell’essere. 

Heidegger, identificando il fenomeno con l’ente, ha implicitamente affermato, nonostante il suo rifiuto della metafisica, che quest’ultima è possibile e che è rifondabile fenomenologicamente.

Apparentemente la metafisica non differisce da qualunque altra scienza, perché ogni scienza è scienza dell’ente, perché una scienza del non-ente, cioè del niente è un assurdo. Ogni scienza studia l’ente secondo uno specifico punto di vista: la fisica studia l’ente in quanto naturale, la botanica in quanto vegetale, la zoologia in quanto animale, ecc., ma la metafisica studia l’ente in quanto ente, cioè analizza la realtà al livello più radicale poiché si chiede semplicemente “cos’è l’ente?” e cerca una risposta che sia la più esauriente possibile.



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