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ORA ESATTA/ Buone notizie per i frettolosi: oggi abbiamo un secondo in più

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Se dovessimo contare i secondi trascorsi in un giorno, moltiplicando 60 secondi per 60 minuti per 24 ore arriveremmo facilmente a 86400. Ma oggi non sarà così: dovremo aggiungere un secondo (in Italia sarà già notte), come faranno tutti gli orologi atomici del mondo in base alla decisione presa nel 1972 dall’International Earth Rotation and Reference Systems Service (IERS) e riconfermata all’inizio di quest’anno.

Il perché è presto detto: il giorno solare medio – cioè il tempo necessario per una rotazione completa della Terra - è di circa 86400,002 secondi, cioè 2 millesimi di secondo in più di quello standard. Questo succede perché la rotazione della Terra sta gradualmente rallentando a causa di un insieme di fattori; si tratta di un rallentamento molto piccolo ma non nullo e ben individuabile. Tra le cause c’è una sorta di azione frenante dovuta agli effetti incrociati dalla forza attrattiva tra i tre corpi che compongono il nostro sistema gravitazionale, cioè la Terra, la Luna e il Sole. Ci sono poi gli effetti degli attriti dovuti alle maree; come pure, sui tempi lunghi, i grandi fenomeni dinamici endogeni che avvengono sotto la superficie terreste, negli oceani e persino nel nucleo del pianeta; ma anche, secondo gli scienziati del Goddard Space Flight Center della Nasa, anche le variazioni atmosferiche e i fenomeni climatici come El Niño, che possono causare rallentamenti della rotazione terrestre aumentando la lunghezza del giorno di frazioni di tempo dell’ordine del millisecondo.

Per monitorare quanto tempo la Terra impiega per completare una rotazione attorno al suo asse viene utilizzata una tecnica di interferometria estremamente precisa basata sul sistema VLBI (Very Long Baseline Interferometry ): una rete mondiale di radiotelescopi, coordinati dal Goddard, le cui antenne osservano il cielo da punti diversi riuscendo ad ottenere il potere risolutivo che si avrebbe con un radiotelescopio grande quasi come la Terra. Con il VLBI si osservano, ad esempio, quegli strani oggetti astronomici chiamati quasar che servono in pratica come punti di riferimento in quanto si possono considerare sostanzialmente immobile perché si trovano miliardi di anni luce dalla Terra. Poiché i radiotelescopi sono sparsi in tutto il mondo, il segnale proveniente da un quasar impiegherà tempi diversi per raggiungere le varie stazioni: gli scienziati possono così utilizzare le piccole differenze di tempo di arrivo per ottenere informazioni dettagliate sulle posizioni esatte delle stazioni stesse, sulla velocità di rotazione della Terra e sull'orientamento del nostro pianeta nello spazio.

Le misure attuali con VLBI hanno un’accuratezza di almeno 3 microsecondi, cioè 3 milionesimi di secondo; un nuovo sistema è in corso di sviluppato col Space Geodesy Project della NASA in coordinamento con altri partner internazionali: con questo si pensa di poter arrivare a misure di tempo con una precisione di mezzo microsecondo.



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