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BIOSCIENZE/ La flora intestinale è alterata? Si può pensare al trapianto

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In altre patologie autoimmuni, come la sclerosi multipla della quale non si conosce veramente la causa, si riesce a sapere che c’è una reazione anticorpale che in qualche misura va a colpire certe strutture cerebrali: «non si sa però quale sia il trigger, il fattore che innesca tale meccanismo autoimmune. Ebbene, alcuni neurologi molto quotati ritengono che il trigger possa derivare proprio dall’intestino, da particolari alterazioni del microbiota. Ma anche qui siamo solo agli inizi delle indagini, che si presentano molto promettenti».

Prosegue nel frattempo la ricerca per mettere a punto possibili sistemi di correzione delle alterazioni del microbiota: come la somministrazione di probiotici, le terapie antibiotiche e recentemente anche il trapianto di microbiota (Fecal Microbiota Transplantation, FMT); quest’ultimo consiste nel prelievo della flora batterica dal donatore sano e nel suo trasferimento nel paziente da curare. Questo tipo di intervento si fa ormai in molti centri mondiali e in Italia Cammarota è uno dei pionieri: con la sua equipe del Policlinico Gemelli ha guarito pazienti con una forma altrimenti incurabile di diarrea, causata dal Clostridium difficile, eseguendo il trapianto con la colonscopia, una tecnica applicata con successo per la prima volta al mondo. «Col trapianto, nell’intestino danneggiato viene ristabilita la corretta popolazione di microbiota. È una procedura un po’ complessa, che richiede alcuni protocolli che garantiscano la sicurezza sia del donatore che del ricevente; ma è una pratica che si sta consolidando».

Un notevole vantaggio in tutte queste ricerche è venuto in questi anni dagli avanzamenti tecnologici: «un tempo si doveva lavorare solo sulle colture cellulari, ma le specie sono tante e le difficoltà di analisi avevano un po’ frenato la ricerca; ora invece usufruiamo delle possibilità della metagenomica e delle varie tecniche di sequenziamento genetico, come quelle utilizzate dall’Istituto di Tecnologie Biomediche Cnr di Milano, che per primo in Italia le ha introdotte una decina d’anni fa».

Oltre alla ricerca quindi, anche la pratica clinica sta procedendo bene. In casi come quello del Clostridium difficile siamo a livello ormai avanzato, arrivando al trattamento diffuso del FMT. Per quanto riguarda le potenzialità terapeutiche per altre patologie – come ad esempio l’intervento sul microbiota ai fini della regolazione del metabolismo glucidico nelle malattie metaboliche - ci sono numerosi studi pilota con i primi risultati e con pubblicazioni sulle principali riviste scientifiche internazionali.

«A tutto questo si deve aggiungere senz’altro un discorso di prevenzione: si mira a capire il ruolo giocato dal microbiota per poi pensare di modularlo adeguatamente in vari modi: si pensi solo alla dieta, la cui influenza è facilmente intuibile e che può avere, anche qui, una funzione determinante».

 

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