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BIOSCIENZE/ La flora intestinale è alterata? Si può pensare al trapianto

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Le frontiere dalla biologia stanno avanzando in molteplici direzioni, aprendo scenari completamente nuovi o rivelando aspetti impensabili di situazioni già in parte note. È il caso degli studi sul corpo umano, dove l’azione coordinata di medici, microbiologi e genetisti sta rivelando un’immagine del nostro organismo molto complessa e variegata, aprendo al contempo prospettive diagnostiche e terapeutiche in ambiti che un tempo sembravano preclusi.

Uno di questi nuovi scenari è quello aperto dagli studi sul cosiddetto microbiota, un termine che indica l’insieme dei microorganismi che vivono associati al nostro corpo, in buona parte nell’intestino (in tal caso spesso si ricorre alla più nota, ma semplicistica, espressione di flora intestinale) ma non solo. Ne parliamo col professor Giovanni Cammarota, gastroenterologo del Policlinico Gemelli dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, uno dei relatori al Convegno “Human Gut Microbiome and Desease” svoltosi nei giorni scorsi a Milano e organizzato dall’Istituto di Tecnologie Biomediche (ITB) del Cnr.

«Si è preso consapevolezza che il nostro corpo è una realtà complessa: noi non siamo solo un’unica entità ma siamo in simbiosi con un agglomerato di batteri. Ci sono normalmente, in condizioni non patologiche, circa un miliardo di batteri solo nel nostro intestino, senza contare tutti quelli che stanno sull’epidermide, nelle cavità polmonari e bronchiali e un po’ ovunque. È evidente che questo tipo di colonizzazione del corpo umano deve avere qualche influenza sul nostro organismo. Sappiamo in effetti che il microbiota intestinale ha una funzione sicuramente positiva nel regolare l’attività immunitaria e in generale nel garantire quella omeostasi, cioè quel continuo e necessario riequilibrio tra l’ospite e l’ambiente. Il microbiota si può quindi considerare come un organo virtuale, che ci aiuta a svolgere le varie funzioni del contesto intestinale: senza questo organo virtuale probabilmente non potremmo vivere».

Si discute molto da qualche anno proprio del ruolo del microbiota nella genesi e nello sviluppo di alcune patologie, anche importanti. «È chiaro che quando questo tipo di organo, come tutti gli altri organi, viene indebolito o alterato o danneggiato, in qualche modo il nostro organismo ne risente. Oggi c’è una grande esplosione delle ricerche orientate a capire meglio quale è il ruolo giocato dal microbiota intestinale nello sviluppo e nel decorso clinico di alcune patologie. Ad esempio, sappiamo benissimo che quando il microbiota viene danneggiato in maniera consistente in conseguenza di terapie antibiotiche, può insorgere un’infezione causata dal batterio “Clostridium difficile”. Oppure, in altri ambiti, sappiamo che il microbiota gioca un ruolo nel metabolismo, nel garantire ad esempio il metabolismo glucidico e la produzione energetica e quindi nel mantenere certi equilibri nel nostro intestino».

Nel caso del diabete e nelle malattie metaboliche in genere le ricerche sono solo all’inizio e quindi non si può ancora dire che modulando il microboita potremo curare queste patologie; però l’attività di ricerca in tal senso si sta intensificando.



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