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MOBILITÀ/ Idea: una bicicletta in un pacchetto da trenta litri

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Prototipo di Bike Intermodal  Prototipo di Bike Intermodal

«Noi – dice Belli - abbiamo seguito un approccio del tutto diverso. Ci ponevamo il problema della bicicletta tender per l’auto (cosa che interessa molto le case automobilistiche) e abbiamo deciso di ripensare l’intero processo produttivo, partendo dal principio di non utilizzare nulla di ciò che è già disponibile nella filiera dell’industria ciclistica bensì riprogettando tutto da zero».

Il programma della Bike Intermodal aveva alcuni capisaldi. Il primo riguardava l’ergonomia. Come dev’essere, da questo punto di vista, una bicicletta? «Interrogando gli esperti e i guru della bicicletta, abbiamo cercato di capire come doveva essere un veicolo che avesse la stessa stabilità delle biciclette che conosciamo ma, ad esempio, avesse le ruote più piccole e occupasse un volume di 30 litri, con uno dei lati molto stretto, tra i 12 e 15 cm. Le prime risposte non sono state molto soddisfacenti, anche perché sulla dinamica della bicicletta non c’è stata molta ricerca nelle università e nei centri di tecnologia: le biciclette ci sono e funzionano e poco importa se non si sa bene il perché».

Belli e il suo team hanno coinvolto il Dipartimento di Meccanica dell’Università di Firenze, che da tempo si occupa di ergonomia. Poi si sono messi in contatto con l’università di Delft (Olanda) dove c’è un centro che studia tutte le problematiche dei veicoli a due ruote; lì c’è anche una linea di ricerca teorica, che parte da una complessa equazione della dinamica della bicicletta scritta nel 1899, cioè 14 anni dopo la nascita della bicicletta moderna, ma che resta a tutt’oggi complessivamente irrisolta, soprattutto per quanto riguarda le sensazioni del ciclista: è risolta solo per quanto riguarda la autostabilità del veicolo.

«Sulla base di tutti i diversi suggerimenti e idee, abbiamo iniziato a ripensare a tutti i componenti: ne è risultato un modello del peso 7,5 kg che, ripiegato, si presenta come un pacco piuttosto piatto (40x50x15 cm) quindi molto maneggevole e facilmente riponi bile». Peso e dimensioni sono stati ottimizzati grazie a studi sul campo ideati dall’Università di Firenze e realizzati dai partner ATAF e LPP, aziende di trasporti pubblici nelle città di Firenze e Ljubljana (Slovenia); tali studi, basati su questionari e test con modelli pieghevoli competitivi e condotti su un campione di lavoratori, pendolari giornalieri a vario titolo e studenti, hanno contribuito a comprendere quali fossero gli elementi necessari per massimizzare la facilità di utilizzo del prototipo.

Per la parte industriale vera e propria, gli autori di Bike Intermodal hanno collaborato con realtà come Trilix, un’azienda automobilistica di design ed engineering; Ticona, produttore di polimeri per il settore automobilistico, elettrico ed elettronico; e con Maxon Motors, produttore di sistemi e micro unità ad alta precisione, che ha progettato ad hoc un motore che può essere applicato alla bike potenziando la mobilità senza aggiungere pesi eccessivi. «Ci siamo mossi nella direzione di eliminare il più possibile ciò che non era necessario. Riprogettando tutto ex novo, non è stato difficile studiare alcune parti in modo da accorpare varie funzioni in meno componenti, alleggerendo e diminuendo la complessità del sistema; e migliorando anche l’effetto estetico, che dalle semplificazioni guadagna sempre».



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