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ELETTRONICA/ I chip diventano biodegradabili grazie alla cellulosa (e alle nanotecnologie)

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CNF  CNF

Per rendere però i chip adatti ai dispositivi elettronici portatili, i transistor biodegradabili devono essere in grado di operare alle frequenze delle microonde, che è il campo di lavoro della maggior parte dei dispositivi wireless. I ricercatori hanno quindi condotto una serie di esperimenti, misurando attentamente le caratteristiche corrente-tensione per studiare le prestazioni funzionali del dispositivo: i risultati hanno mostrato che il transistore biodegradabile ha capacità operative nelle microonde paragonabili se non superiori a quelle dei transistor a semiconduttore esistenti. I processi di produzione dei chip messi a punto dal gruppo di Zhenqiang comportano anche una riduzione di materiale tossico e inquinante come l’arseniuro di gallio, particolarmente utilizzato nella maggior parte dei dispositivi wireless. Con una tecnica di assemblaggio deterministico gli ingegneri di Madison hanno sistemato1.500 transistor all'arseniuro di gallio in un chip di 5 per 6 millimetri; solitamente, su un chip a microonde di queste dimensioni ci sono solo dagli otto ai quaranta transistor.

Giunti alla fine della loro (ormai sempre più breve) vita questi chip potranno anche essere gettati in un prato o in un bosco, dicono i ricercatori del Wisconsin; e non sarà un gesto riprovevole o ecologicamente scorretto: intatti il substato di CNF sarà preda dei funghi che lo degraderanno trasformandolo in un utile fertilizzante.



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