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CHIMICA/ Del Re: un maestro che invitava gli scienziati a “volare alto”

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Quale può essere il ruolo delle associazioni disciplinari?

Nello specifico, io credo sia importante che la DD-SCI lavori in sinergia con le altre associazioni disciplinari, principalmente sul "riordino delle classi disciplinari di afferenza dei docenti e delle classi di laurea magistrale, in modo da assicurarne la coerenza ai fini dei concorsi". Sono molte le questioni delicate su questo argomento da condividere, a cominciare da quale possa essere il numero di discipline da insegnare in maniera efficace in ciascuna classe di concorso. Sarà soprattutto su questo che bisognerà vigilare in vista dei decreti attuativi. Certamente se oggi ci fosse stato ancora Giuseppe, avremmo avuto un punto di riferimento, un’ancora a cui legarci per rimanere a galla nelle condizioni migliori. Purtroppo, dovremo fare da soli, cercando di non dimenticare mai i suoi insegnamenti: da una lato sono i docenti universitari ad avere la responsabilità della formazione degli insegnanti, ma, dall'altro, nessun ricercatore può sentirsi completo se non si occupa anche un po' di diffondere in maniera rigorosa, ma accessibile, i risultati della sua ricerca.

 

Circa il rapporto tra ricerca di base e applicata, il caso della chimica è forse un po’ particolare: lei come vede la situazione italiana in proposito?

La situazione italiana è particolarmente difficile in questo caso. Nei decenni addietro sono state fatte delle scelte che hanno portato alla scomparsa della grande industria chimica italiana, solo parzialmente compensata dalla nascita e dal successo di alcune imprese medie/piccole. In questo panorama senza industria chimica di grandi dimensioni diventa difficile fare della buona ricerca applicata. Inoltre, si sono ridotti i finanziamenti degli stati, e dell’Italia in particolare, alla ricerca libera di base in tutti i settori, ma è ben noto che lo sviluppo delle conoscenze (che oggi non possono ancora essere applicate) rappresenta il substrato dal quale poi sviluppare ogni altra attività, anche quella principalmente applicativa. Oggi, quindi, fare calcoli di ''redditività'' sulla ricerca in base, più che miope, è stupido. C’è poi bisogno di una decisa e diffusa ricerca chimica applicata per far si che le imprese innovino. Nel caso italiano, dove come detto le imprese chimiche rimaste operative sono medie/piccole, non è facile trovare i fondi necessari alla ricerca, ma non c’è alternativa. L’idea di ''comprare'' i brevetti all’estero, che qualche volta si è sentito anche in ambito industriale, è un’idea non praticabile. Senza una ricerca in loco svanisce, infatti, in breve tempo anche la capacità di “capire e rendere operativi” i nuovi brevetti.

 

La chimica sta facendo molto per recuperare una buona immagine presso l’opinione pubblica: ritiene che stia cambiando davvero qualcosa e cosa bisognerebbe fare in più?



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