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CHIMICA/ Del Re: un maestro che invitava gli scienziati a “volare alto”

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Due sono i fattori che incidono maggiormente sull’immagine pubblica della chimica. Da un lato, la crisi generale dell’immagine della Scienza. Oggigiorno, accanto alla disinformazione, che è una delle ragioni principali del declino d'immagine della scienza, non si devono trascurare anche altre cause, come l'identificazione, più o meno conscia, dell'asservimento dell'uomo alle macchine con la scienza-tecnica che queste macchine ha prodotto. Sull’immagine pubblica della chimica, vi sono da aggiungere specifici fattori negativi, legati al degrado ambientale e collegati alla nostra disciplina, al punto che la parola stessa 'chimica' è diventata indice di pericolo e di danno. A contribuire alla costruzione dell'immagine negativa della chimica hanno influito, infatti, alcuni disastri ambientali causati da incidenti a impianti chimici. Il più terribile è stato quello di Bhopal, in India, nel 1984 che provocò migliaia di morti. In Italia Seveso, nel 1976, rappresentò l'apice del terrore legato all'intossicazione da sostanze chimiche. Oltre a dedicarsi alla comunicazione, io ritengo che un altro rimedio per l’immagine della chimica può essere quello di impostare un nuovo modello didattico per l'apprendimento delle scienze, e, ovviamente, della chimica. Connetterla alla letteratura, alla pittura, alla cultura in generale, ma anche coinvolgere gli studenti attivamente nei laboratori, facendo sporcare loro le mani, possono essere alcuni rimedi. La chimica è una delle discipline più difficili per gli studenti, affossarla ancora di più rendendola anche poco attraente, noiosa e connotandola negativamente può essere un'operazione con costi altissimi anche in termini di ricerca futura.



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