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NUOVO PIANETA KEPLER 425B/ Bersanelli: cerchiamo gemelli della Terra per capire chi siamo

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La NASA ha scoperto il pianeta gemello della Terra: Kepler 425b  La NASA ha scoperto il pianeta gemello della Terra: Kepler 425b

LA NASA SCOPRE UN NUOVO PIANETA "GEMELLO" DELLA TERRA: KEPLER 425B - Marco Bersanelli è abituato a scandagliare il cosmo sulle grandi distanze e sui tempi lunghi: col satellite Planck, del quale è uno dei massimi responsabili, ha ottenuto la mappa dell’universo bambino, 300mila anni dopo il big bang. Ma la notizia diffusa ieri dalla Nasa desta subito il suo interesse, anche se riguarda qualcosa di molto più vicino nello spazio e nel tempo. È a 1400 anni luce da noi, all’interno della nostra galassia, la Via Lattea, che si trova il nuovo esopianeta scoperto dal telescopio spaziale Kepler e per questo battezzato Kepler 452b: la sua particolarità è di essere molto simile alla Terra, sia come dimensioni che, soprattutto, come posizione rispetto al suo Sole. Vale la pena approfondire i motivi di tanto interesse.

 

Professor Bersanelli, iniziamo dalla missione Kepler, che non è nuova a scoperte di questo tipo: qual è la sua originalità?

In verità Kepler è una missione piuttosto noiosa, ma di grande successo: in pratica non fa che guardare ininterrottamente per molti anni la stessa zona di cielo, una regione della nostra galassia nella costellazione del Cigno, scelta opportunamente per l’abbondanza di stelle non troppo lontane. Nel suo paziente lavoro Kepler va a sbirciare nello spazio cercando quei segnali che indicano il possibile passaggio di pianeti davanti a quelle stelle. 

 

Come fa a riconoscere i pianeti?

Lo fa attraverso il metodo detto del “transito”: è una sorta di mini-eclissi che il potenziale pianeta genera se la sua orbita è allineata con la linea di vista della stella. Nel momento in cui il pianeta passa davanti alla stella la luminosità di questa diminuisce leggermente: se noi andiamo a leggere i segnali di questa pur lieve diminuzione periodica, identifichiamo la presenza del pianeta. Con questo metodo Kepler, lanciato nel 2009, ha già scoperto più di 4000 candidati al titolo di esopianeta.

 

Una volta individuato un pianeta, si tratta poi di scoprirne le caratteristiche: come si fa?

Anzitutto, l’osservazione del transito ci permette di misurarne la durata e di avere informazioni sul sistema gravitazionale stella-pianeta. Dall’entità della diminuzione di luminosità durante il transito possiamo avere un’idea delle dimensioni del pianeta; ciò naturalmente richiede di conoscere già le dimensioni della stella. Ma per questo siamo diventati bravi da molto tempo: i diametri delle stelle infatti li possiamo dedurre dal tipo di stella, più precisamente dal cosiddetto tipo spettrale che riusciamo a ricavare da altri elementi. Talvolta si riescono a fare anche misure astrometriche, cioè del piccolo spostamento che la stella stessa subisce per effetto della perturbazione gravitazionale indotta dal pianeta; in tal caso riusciamo a misurare la massa del pianeta. Ecco allora che, avendo la dimensione, la massa e le caratteristiche orbitali possiamo già tracciare un primo identikit del pianeta e vedere se è candidato ad essere un pianeta abitabile.

 

Qual è allora la novità di Kepler 452b?



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